Inferno in terra

fiammifero

E’ risaputo che ogni anno, in Italia, in corrispondenza della stagione più calda, scoppiano incendi boschivi, 

concentrandosi soprattutto nelle regioni del Sud della Penisola.

Quest anno non fa eccezione, anzi, è anche caratterizzato da temperature particolarmente alte che, in accoppiata col vento forte, facilita il propagarsi di incendi, una volta che siano scoppiati…

Ecco, qui sta il punto: devono scoppiare, devono nascere…ma come?

In passato, quando ancora si credeva alle favole, si dava la colpa all’autocombustione, parola affascinante, pregna di significato…

Autocombustione, cioè si creano le condizioni chimico fisiche per cui la temperatura locale si alza fino al punto che si arriva al punto di accensione…

Cioè, una mera assurdità!

Sono condizioni talmente difficili da realizzare in natura che praticamente non esiste, l’autocombustione…

Allora, perché tanti incendi?

La risposta è ovvia: l’uomo.

Sono incendi provocati.

Ora, provocare un incendio può essere frutto di un incidente, di una disattenzione, di una superficialità.

Tanti anni fa ero andato a funghi con mio padre, mio zio e mi fratello.

Eravamo in un bosco posto piuttosto in alto e ci fermammo un poco a riposare.

Qualcuno si accese una sigaretta  e dopo poche boccate ci allontanammo; dopo qualche minuto mio padre si accorse di un odore di fumo…

Tornammo sui nostri passi e scoprimmo un cerchio di fuoco che si allargava a terra: mio zio aveva buttato a terra il fiammifero ancora acceso.

Spegnemmo subito, non senza aver rampognato aspramente il reprobo.

E può capitare che un contadino ripulisca un campo dalle erbacce e le voglia bruciare, anche se vi sono vincoli rigidissimi a questa abitudine.

O potrebbe capitare che un barbecue improvvisato in un bosco (anche questo vietato) generi scintille che possono appiccare il fuoco…

Ma di questi tempi, col caldo e il pericolo di incendi, chi volete che vada in montagna ad arrostire salsicce?

Esaurite queste cause “ innocenti” rimangono quelle malefiche, cioè quelle che spingono certe persone ad appiccare volutamente il fuoco alla vegetazione.

E qui vi sono tante ipotesi…

Volontà di crearsi nuovi pascoli “ freschi” per il bestiame; si sa che tempo dopo un incendio cresce tanta erba fresca, ed è una ipotesi.

Volontà di liberare un terreno boschivo dalla vegetazione, sperando di poterne cambiare la destinazione di uso, ad esempio da agricolo boschivo a suolo edificabile.

Ma è improbabile, visto che vi sono leggi che proibiscono qualunque attività nei terreni bruciati.  

Volontà di procurarsi lavoro: quando scoppiano, incendi si chiama personale stagionale per affrontare le emergenze.

C’è poi l’interesse di chi poi venderà agli enti preposti le piante per il rimboschimento e i materiali necessari.

E cominciamo, credo, ad avvicinarci alla soluzione.

Ancora, poiché le flotte di velivoli antincendio, Canadair ed elicotteri, sono gestite da privati, se vi sono incendi, si lavora, se no, i velivoli restano a terra. Anche questa è una ipotesi plausibile.

Altre ipotesi?

L’intervento della criminalità organizzata negli appalti per i rimboschimenti.

O volontà di creare danni consistenti a qualche amministrazione, quindi il fuoco come arma di lotta politica.Ultima ipotesi, i piromani, cioè persone malate di mente in cui la patologia spinge ad appiccare incendi…

Ma sono talmente pochi che non fanno testo.

Sono state arrestate persone in flagranza di reato, italiani ma anche stranieri, che spero siano torchiati a dovere fino a fargli dire chi ha commissionato un lavoro così sporco.

Quest anno poi vi è una incidenza altissima di incendi.

La Campania è una delle regioni più colpite.

E’ andato in fumo il Parco del Vesuvio, un habitat unico; il monte Somma (io stesso ho visto dalla autostrada decine di incendi che lo avvolgevano); il cratere degli Astroni, a ridosso di Pozzuoli, altro ambiente naturale unico al mondo; brucia la collina di Posillipo; brucia Via Petrarca; brucia Pianura; bruciano boschi ad Ischia; brucia Scario, Positano, Monte Pertoso, Agerola, Furore…

Bruciano i Camaldoli, e scendendo più giù brucia la provincia di Salerno, brucia Scalea; e ancora brucia tanta terra nell’Irpinia, uno dei polmoni verdi d’Italia.

E l’elenco può continuare.

Una follia, anche perché occorreranno veramente tanti decenni per riavre quella vegetazione.

E intano capita di vedere incendi in corso senza che vi siano interventi: i mezzi sono pochi, gli aerei pochissimi, il corpo Forestale è stato sciolto, accorpandolo ai Carabinieri, i quali non possono spegnere incendi.

Questa nostra Italia, la terra più bella del mondo, sta andando in fumo, nella incuria generale.

Una sola domanda: quanti Canadair si comprerebbero con un solo F35?

Biagio Ciardiello

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