Claudio Cia, interrogazione "verde"

co2

Interrogazione “verde” del consigliere provinciale Claudio Cia (Agire)

che chiede conto alla Giunta provinciale delle azioni portate avanti per contrastare, almeno nel nostro territorio, i cambiamenti climatici.

Interrogazione complessa che riceve unarisposta articolata da parte dell’Assessore Mauro Gilmozzi.

Il consigliere Cia introduce la sua interrogazione con la recente Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, che ha portato al raggiungimento delprimo accordo sul clima, nel quale 195 nazioni hanno dichiarato il loro impegno per ridurre il surriscaldamento globale.

Il testo contiene un obiettivo molto ambizioso, seppur nella genericità delle azioni lasciate alla programmazione dei singoli stati: la crescita della temperatura deve essere bloccata “ben al di sotto dei 2 gradi” rispetto all’era preindustriale e si deve fare tutto lo sforzo possibile per non superare gli 1,5 gradi.

Tra gli elementi di base dell’accordo, c’è un programma di rafforzamento periodico degli obiettivi di riduzione fissati volontariamente dai singoli paesi.

Si comincia con un incontro nel 2018 e poi si arriva, nel 2023, alla prima revisione vera e propria per far crescere gli obiettivi di taglio della CO2 (ce ne sarà una ogni 5 anni). Come lo stesso accordo ammette infatti, con i tagli di CO2 che finora i governi hanno messo in campo si va verso un aumento di temperatura insostenibile.

Tra le leggi provinciali che definiscono le norme in materia di emissioni climalteranti Cia ricorda in modo particolarel’art. 23 della legge 19 del 2013 “Strategie e interventi della Provincia per fronteggiare il cambiamento climatico”, attraverso le quali la Provincia intende promuovere una strategia per fronteggiare il cambiamento climatico, tra i cui obiettivi vi sono la riduzione della dipendenza da fonti energetiche non rinnovabili di origine esterna, il raggiungimento dell’autosufficienza energetica, la conservazione della biodiversità e l’aumentare della sua biomassa, in particolare quella boschiva, per incrementare la capacità di assorbimento dell’anidride carbonica e degli altri gas climalteranti da parte degli ecosistemi.

In particolare la Provincia ha l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza energetica entro il 2050, puntando sul contributo delle fonti rinnovabili interne, e mira al conseguimento dell’obiettivo “Trentino Zero Emission” con la riduzione tendenziale delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas climalteranti in misura del 50 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro l’anno 2030, e del 90 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050, tenendo conto dei contesti tecnologici ed economici a scala nazionale ed internazionale.

Entrando nello specifico, Claudio Cia chiedeva alla Giunta qual è il livello di anidride carbonica del 1990 preso a riferimento per valutare il percorso di riduzione delle emissioni e i dati aggiornati alle ultime rilevazioni svolte. La risposta, lunga e articolata vista la tipologia di informazioni richieste viene dall’Assessore Mauro Gilmozzi che comunica che il dato relativo alle emissioni di anidride carbonica provenienti da combustibili fossili e preso a riferimento nel Piano Energetico Ambientale 2013-2020 per il 1990 è pari a 3.009.344 ton.

Il dato intermedio del 2005 è pari a 3.886.516 ton che rappresenta il massimo delle emissioni. Lo stesso dato al 2014 è pari a 3.034.798 ton.

Dal 2005 al 2014 si è osservato quindi un significativo calo delle emissioni di CO2 (-22%). Da tener presente è il ruolo rilevante dell'assorbimento di anidride carbonica da parte del patrimonio boschivo che copre il 60% della superficie della Provincia contribuendo ad accumulare carbonio, sottratta la quantità di legname recuperato annualmente.

Anche altri importanti gas ad effetto serra quali metano (CH4) e biossido di azoto (N2O) evidenziano un trend in calo tra il 2005 e il 2013 seppur ad un tasso inferiore.

Per approfondire nel merito l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza energetica puntando sul contributo delle fonti rinnovabili interne, il consigliere Cia chiedeva i dati riguardanti i consumi e la produzione di energia a livello locale e le rispettive fonti di produzione.

Dalla risposta si evince che le fonti rinnovabili coprono al 2014 il 36,7% circa dei consumi finali lordi della Provincia di Trento e sono l'idroelettrico, il solare (fotovoltaico e termico) e la biomassa, che rappresenta, dopo l'energia idroelettrica, la fonte rinnovabile di gran lunga più utilizzata nella Provincia.

Nel periodo 2005-2014 la produzione elettrica da rinnovabili (idroelettrico; fotovoltaico e biomassa da cogenerazione) ha avuto un aumento del 9% mentre la produzione termica da rinnovabili (biomasse - impianti termici e centrali di teleriscaldamento; solare termico e pompe di calore ad alta efficienza) ha avuto un aumento del 12%. Nel dettaglio, le istallazioni di impianti fotovoltaici sono cresciute considerevolmente nel periodo preso in esame con una produzione cento volte superiore nel 2014 rispetto al 2005.

Similmente, la produzione di energia elettrica in cogenerazione da centrali di teleriscaldamento a biomassa è aumentata considerevolmente.

La produzione idroelettrica normalizzata risulta sostanzialmente stabile.

Per quanto concerne la produzione di energia termica da rinnovabili l'apporto del solare termico si è triplicato nei dieci anni riportati.

Analizzando i dati dei consumi energetici dal 2005 al 2014 della Provincia, disaggregati per consumi di energia elettrica e consumi di combustibili fossili, si può osservare una diminuzione dei combustibili fossili (-19%), in relazione alle riduzioni prevalentemente dei consumi del settore industriale e dei trasporti, mentrei consumi di energia elettrica sono pressoché costanti, in quanto il calo del settore industriale è compensato dalla crescita dei consumi del settore civile.

Nel 2014 la produzione di energia elettrica verde, pari a 396.182,5 ktep, data dalla somma delle produzioni di energia elettrica da rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico e biomassa), supera il fabbisogno interno, pari a circa 302.465,0 ktep, mentre le rinnovabili termiche forniscono un contributo non marginale (circa 7,5%) per soddisfare la domanda di calore.

In merito all’aumento della biomassa boschiva auspicato dalla Provincia, il consigliere Claudio Cia chiedeva quali sono le ultime stime disponibili e quali sono le previsioni in base agli obiettivi che la Provincia si è data. Su questo punto l’Assessore Gilmozzi risponde che una valutazione puntuale delle disponibilità di materiale legnoso ad uso energetico, non  è di facile determinazione, per i complessi meccanismi delle dinamiche di mercato.

In particolare negli ultimi tre anni, si sono verificate delle significative variazioni di volumi commercializzati, dovuti alla congiuntura del mercato, al prezzo del legname, così come ad inverni relativamente miti.

Ciò che si può evidenziare da informazioni in possesso del Servizio Foreste e fauna, raccolte presso imprese forestali, è che nell'anno 2011, sono stati prodotti, direttamente da aree forestali provinciali, circa 130.000 metri steri di cippato, una cifra considerevole soprattutto se rapportata agli anni precedenti. Nei successivi 4 anni si è registrato un modesto aumento della produzione, stimabile in ulteriori 50.000 mst.

Per il periodo 2015 – 2016 è in programma una seconda rilevazione sistematica presso le aziende produttrici, che sarà realizzata a fine anno.

Cia chiedeva infine se gli obiettivi definiti dalla Provincia sono conformi a quanto definito dal recente accordo sul clima di Parigi e se sia necessaria una revisione della normativa, anche attivando forme innovative di partecipazione popolare.

Su questo punto L’Assessore riferisce che gli obiettivi di mitigazione definiti dall’art.23 della legge 19 marzo del 2013 sono conformi rispetto a quanto definito dall’Accordo di Parigi e in particolare agli obiettivi dell’Unione Europea espressi negli Intended Nationally Determined Contributions (INDCs) risultando anche più ambiziosi di questi ultimi perseguendo infatti la riduzione tendenziale delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas climalteranti in misura del 50 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro l’anno 2030 e del 90 per cento entro l’anno 2050.

Qui il link all'iter dell'interrogazione 3053/XV con il testo completo.

A seguire la risposta integrale.

Grazie per l'attenzione,

Cons. Claudio Cia

____________________________________====================________________________________________________________

 

Preg.mo Signore

Claudio Cia

Consigliere provinciale

Gruppo consiliare Gruppo Misto

S E D E

 

e, p.c.,                                                                           Preg.mo Signore

Ugo Rossi

Presidente

Provincia Autonoma di Trento

S E D E

 

                                                                                     Preg.mo Signore

Bruno Dorigatti

Presidente

Consiglio provinciale di Trento

S E D E

 

Trento, 07 luglio 2016

 

 

Prot. n.  A039/2016/  363592  /2.5-2013-1091

 

 

OGGETTO:  interrogazione n. 3053, avente ad oggetto: “Azioni promosse dalla Provincia per il contrasto ai cambiamenti climatici”, presentata dal consigliere Cia.

 

In riferimento all’interrogazione in oggetto, si ritiene di dover premettere quanto segue.

 

La sfida dei cambiamenti climatici ha segnato senza dubbio un punto di svolta a livello mondiale con l’Accordo sul Clima di Parigi approvato nell’ambito della Conferenza delle Parti di Parigi (COP21) sotto l’egida della Convenzione Quadro ONU per i Cambiamenti Climatici (UNFCCC).

Con questo accordo infatti la comunità internazionale ha preso consapevolezza dell’urgenza di agire davanti sia all’evidenza scientifica del riscaldamento globale in atto con impatti già evidenti su salute, economia, ambiente e società, sia all’evidenza dell’inedita responsabilità delle attività umane nel generare il riscaldamento attraverso le emissioni dei gas serra.

Il testo dell’Accordo entrerà in vigore dal 2020 se sarà ratificato da almeno 55 Parti che devono rappresentare almeno il 55% del totale delle emissioni dei gas serra a livello globale.

La fase di adesione formale all’Accordo è stata avviata il 22 aprile 2016 con la firma dei Capi di Stato o di Governo e con la consegna delle prime ratifiche formali che proseguiranno nel rispetto delle procedure previste da ciascun Paese nel caso di accordi internazionali.

L’Unione Europea potrà esprimere la propria adesione formale solo a seguito della ratifica di tutti gli Stati membri e per l’Italia sarà necessario un voto del Parlamento.

Esiste un cauto ottimismo della comunità internazionale sul fatto che l’Accordo possa entrare in vigore prima del 2020 data l’urgenza di implementare le necessarie misure per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici.

Il punto di partenza degli impegni di mitigazione, che rappresenta una delle novità essenziali dell’Accordo, sono i contributi volontari nazionali, Intended Nationally Determined Contributions (INDCs), già espressi dalle Parti e che sono elemento fondante dell’Accordo anche per il futuro poichè dovranno essere comunicati degli aggiornamenti entro il 2020 e successivamente ogni 5 anni.

Allo stato attuale i contributi nazionali fino ad oggi dichiarati risultano tuttavia insufficienti a raggiungere l’obiettivo fissato di riduzione dell’aumento di temperature e l’Accordo su questo richiama all’impegno e alla responsabilità volontaria delle Parti di esprimere proposte di contributo nazionale più ambiziose.

L’Unione Europea in particolare ha indicato quale obiettivo per i propri Paesi membri quello di raggiungere una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto al 1990. Tale obiettivo rientra nel Quadro per il clima e l'energia 2030, che è stato adottato dai leader dell’UE nell'ottobre 2014. Un obiettivo che rappresenta un ulteriore progresso nelle politiche europee rispetto al target di riduzione del 20% previsto per il 2020 rispetto al 1990 che è stato stabilito nel cosiddetto “pacchetto 20-20-20”, contenuto nella Direttiva 2009/29/CE.

La Direttiva 2009/29/CE, entrata in vigore nel giugno 2009, rappresenta l’insieme delle misure pensate dalla UE per il periodo successivo al termine del Protocollo di Kyoto, il trattato realizzato per il contrasto al cambiamento climatico che è  scaduto nel 2012, e risponde all’impegno dell’UE nella fase definita “Kyoto2” da applicare nel periodo 2013-2020 in attesa dei nuovi impegni stabiliti proprio dall’Accordo sul Clima di Parigi e delle successive indicazioni dell’UE per la ripartizione degli oneri tra i propri Stati membri.

Nel contesto internazionale ed europeo descritto gli impegni di mitigazione delle emissioni di gas serra assunti dalla Provincia autonoma di Trento attualmente sono disciplinati dal “Piano Energetico Ambientale 2013-2020” che tiene conto degli impegni che l’Italia ha assunto con l’Europa al 2020 e definisce le modalità di crescita delle fonti rinnovabili in modo da rispettare l’obiettivo provinciale al 2020 sancito dal D.M.15 marzo 2012, c.d. Burden Sharing.

In coerenza con le indicazioni della comunità scientifica e in anticipo rispetto alle decisioni europee, la Provincia si è proposta di raggiungere l’autosufficienza energetica entro il 2050, puntando sul contributo delle fonti rinnovabili interne e mirando al conseguimento dell’obiettivo “Trentino Zero Emission” con la riduzione tendenziale delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas climalteranti in misura del 50 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro l’anno 2030 e del 90 per cento entro l’anno 2050.

Tali obiettivi sono stati fissati nella Legge “Il Trentino per la protezione del clima” (legge provinciale n. 5 del 9 marzo 2010) successivamente sostituita dalla Legge sulla “Valutazione d’Impatto Ambientale” (Legge provinciale n. 19 del 17 settembre 2013) che ne ha mantenuti inalterati i contenuti.

La strategia complessiva adottata dalla PAT prevede di essere adeguata in maniera opportuna, anche a livello normativo, dalle necessarie azioni di adattamento ai cambiamenti climatici attraverso anche l’armonizzazione di azioni già intraprese.

Questo percorso dovrà essere necessariamente coordinato con il livello nazionale a seguito dell’adozione della Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (S.N.A.C.) che per la sua attuazione vede già in atto un percorso di confronto tra Stato e Regioni, il primo rappresentato dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e le seconde rappresentate dal Tavolo Interregionale di coordinamento sulla Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici e al quale partecipa anche la PAT.

Ciò premesso, in merito ai singoli quesiti si rappresenta quanto segue:

Punto 1.

Il dato relativo alle emissioni di anidride carbonica (CO2) provenienti da combustibili fossili per differenti vettori energetici (gasolio, benzina, Gpl, oli, gas naturale e carbone) e preso a riferimento nel Piano Energetico Ambientale 2013-2020 per il 1990 è pari a 3.009.344 ton. Il dato intermedio del 2005 è pari a 3.886.516 ton che rappresenta il massimo delle emissioni. Lo stesso dato al 2014 è pari a 3.034.798 ton. Dal 2005 al 2014 si è osservato quindi un significativo calo delle emissioni di CO2 (-22%).

Da tener presente è il ruolo rilevante dell'assorbimento di anidride carbonica da parte del patrimonio boschivo che copre il 60% della superficie della Provincia contribuendo ad accumulare carbonio, sottratta la quantità di legname recuperato annualmente.

Anche altri importanti gas ad effetto serra quali metano (CH4) e biossido di azoto (N2O) evidenziano un trend in calo tra il 2005 e il 2013 seppur ad un tasso inferiore.

Punto 2.

Le fonti rinnovabili coprono al 2014 il 36,7% circa dei consumi finali lordi della Provincia di Trento. Le fonti rinnovabili disponibili in provincia sono l'idroelettrico, il solare (fotovoltaico e termico) e la biomassa, che rappresenta, dopo l'energia idroelettrica, la fonte rinnovabile di gran lunga più utilizzata nella Provincia.

Nel periodo 2005-2014 la produzione elettrica da rinnovabili (idroelettrico; fotovoltaico e biomassa da cogenerazione) ha avuto un aumento del 9% mentre la produzione termica da rinnovabili (biomasse - impianti termici e centrali di teleriscaldamento; solare termico e pompe di calore ad alta efficienza) ha avuto un aumento del 12%.

Nel dettaglio, le istallazioni di impianti fotovoltaici sono cresciute considerevolmente nel periodo preso in esame con una produzione cento volte superiore nel 2014 rispetto al 2005. Similmente, la produzione di energia elettrica in cogenerazione da centrali di teleriscaldamento a biomassa è aumentata considerevolmente. La produzione idroelettrica normalizzata risulta sostanzialmente stabile. Per quanto concerne la produzione di energia termica da rinnovabili l'apporto del solare termico si è triplicato nei dieci anni riportati.

Punto 3.

Analizzando i dati dei consumi energetici dal 2005 al 2014 della Provincia, disaggregati per consumi di energia elettrica e consumi di combustibili fossili, si può osservare una diminuzione dei combustibili fossili (-19%), in relazione alle riduzioni prevalentemente dei consumi del settore industriale e dei trasporti, mentre i consumi di energia elettrica sono pressoché costanti, in quanto il calo del settore industriale è compensato dalla crescita dei consumi del settore civile.

Nel 2014 la produzione di energia elettrica verde, pari a 396.182,5 ktep, data dalla somma delle produzioni di energia elettrica da rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico e biomassa), supera il fabbisogno interno, pari a circa 302.465,0 ktep, mentre le rinnovabili termiche forniscono un contributo non marginale (circa 7,5%) per soddisfare la domanda di calore.

Punto 4.

Una valutazione puntuale delle disponibilità di materiale legnoso ad uso energetico, non  è di facile determinazione, per i complessi meccanismi delle dinamiche di mercato. In particolare negli ultimi tre anni, si sono verificate delle significative variazioni di volumi commercializzati, dovuti alla congiuntura del mercato, al prezzo del legname, così come ad inverni relativamente miti.

Ciò che si può evidenziare da informazioni in possesso del Servizio Foreste e fauna, raccolte presso imprese forestali, è che nell'anno 2011, sono stati prodotti, direttamente da aree forestali provinciali, circa 130.000 metri steri di cippato, una cifra considerevole soprattutto se rapportata agli anni precedenti.

Nei successivi 4 anni si è registrato un modesto aumento della produzione, stimabile in ulteriori 50.000 mst. Per il periodo 2015 – 2016 è in programma una seconda rilevazione sistematica presso le aziende produttrici, che sarà realizzata a fine anno.

Attualmente una parte significativa del materiale prodotto è esportato in aree limitrofe alla provincia di Trento.

Oltre a questo sono da considerare di provenienza locale gli scarti di segheria del materiale legnoso acquistato in provincia, anche questi tuttavia di difficile determinazione anche perchè in parte venduti, in parte impiegati direttamente dalle segherie.

In prima approssimazione si può ritenere, che si tratti di un quantitativo pari al 20% del volume legnoso venduto annualmente come uso commercio, corrispondente ad altri 175.000 metri steri di cippato originato da legname di boschi trentini. Da tale quantitativo è esclusa la segatura.

In merito ai consumi di biomassa legnosa utilizzata dagli impianti in attività, come centrali di teleriscaldamento e impianti termici destinati ad usi turistici, terziari e commerciali, è in corso il monitoraggio del Piano d'Azione della Biomassa, redatto nell'ambito del progetto europeo BIOENAREA, e della Delibera della Giunta Provinciale n. 1826 del 27 ottobre 2014 grazie all'istituzione del Registro dei consumi di cippato. Inoltre, è programmata una nuova indagine statistica sui consumi di legna da ardere delle famiglie ed un'indagine presso i custodi forestali.

Punto 5.

Per quanto espresso anche in premessa gli obiettivi di mitigazione definiti dall’art.23 della legge 19 marzo del 2013 sono conformi rispetto a quanto definito dall’Accordo di Parigi e in particolare agli obiettivi dell’Unione Europea espressi negli Intended Nationally Determined Contributions (INDCs) risultando anche più ambiziosi di questi ultimi perseguendo infatti la riduzione tendenziale delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas climalteranti in misura del 50 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro l’anno 2030 e del 90 per cento entro l’anno 2050.

Punto 6.

La Deliberazione della Giunta Provinciale n. 41 del 20 gennaio 2012 impone già l'obbligo di rispettare i criteri ambientali minimi nelle procedure di acquisto di lavori, forniture e servizi indette dalle strutture provinciali, dalle agenzie, enti pubblici strumentali e società controllate dalla Provincia.

Tale deliberazione prevede, peraltro, che tali criteri siano aggiornati periodicamente con riferimento a quelli introdotti successivamente dai decreti ministeriali statali.

Punto 7.

Si ritiene che la citata Deliberazione della Giunta Provinciale n. 41 del 20 gennaio 2012 abbia superato in efficacia i contenuti della legge provinciale 5/1998, art. 11, laddove quest’ultima si limita a richiedere che il prodotto acquistato sia fatto di materiale riciclato in una percentuale minima, mentre la citata Deliberazione adotta un approccio all’acquisto verde basato sul concetto di “ciclo di vita”, dove, oltre che degli impatti ambientali dovuti al consumo di materie prime vergini, si tiene conto anche di tutti gli altri (produzione, trasporto, uso, dismissione).

Nello specifico, va osservato che l’acquisto di prodotti fatti di materiale riciclato è garantito dal rispetto dei criteri ambientali di cui al punto 6, nelle seguenti categorie merceologiche: carta, edilizia, arredo per ufficio e arredo urbano, cartucce per stampa, prodotti tessili, nonché relativamente agli imballaggi dei prodotti.

Il Servizio Gestioni patrimoniali e logistica, che è competente per quanto riguarda gli "acquisti  verdi" di beni e servizi ai sensi della normativa statale in materia ambientale, segnala che tra le varie categorie merceologiche, per quella riguardante “Carta per copia e carta grafica” è stata raggiunta la percentuale minima d'acquisto, fissata al 50% degli importi aggiudicati in ogni gara.

Punto 8.

La Deliberazione della Giunta Provinciale n. 41 del 20 gennaio 2012 dispone l’effettuazione di un monitoraggio annuale sugli acquisti di lavori, forniture e servizi nelle categorie interessate dall’obbligo di inserimento dei criteri ambientali. Il monitoraggio è effettuato annualmente dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, mediante somministrazione di un questionario alle strutture interessate entro il 31 gennaio di ogni anno. Il monitoraggio permette di valutare la percentuale degli importi aggiudicati inserendo criteri ambientali in rapporto agli importi aggiudicati complessivamente, per ciascuna categoria merceologica e nel loro complesso. I risultati del monitoraggio sono utilizzati internamente, in quanto il monitoraggio è tuttora in fase sperimentale, e i dati soprattutto indicativi. Va peraltro segnalato che si resta in attesa del varo del sistema di monitoraggio nazionale, al quale sarà opportuno valutare di uniformare quello provinciale per evitare la duplicazione delle informazioni.

Punto 9.

L’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente svolge tra le sue mansioni ordinarie attività di informazione e formazione in materia di acquisti pubblici verdi. Oltre che con una sezione dedicata all’interno del proprio sito web, l’Agenzia mantiene attivo un servizio di Help Desk a disposizione di tutti gli Enti Pubblici trentini, e svolge periodica attività formativa. Tra le iniziative più recenti e importanti, si ricordano la formazione svolta per il Consorzio dei Comuni Trentini  (15 aprile 2016), per Trentino School of Management, nell’ambito dell’offerta formativa destinata ai dipendenti della Provincia (19 aprile 2016), per l’Azienda provinciale per i servizi sanitari (12 maggio 2016), per l’Università degli Studi di Trento (20 maggio 2016). Per l’autunno si prevede l’organizzazione di un evento formativo su 3 mezze giornate, in collaborazione con il Consorzio dei Comuni Trentini, destinato a tutti gli Enti Pubblici trentini, in materia di criteri ambientali per gli acquisti pubblici

La fase di realizzazione del Piano Energetico Ambientale 2013-2020 è stata preceduta da una consultazione aperta al pubblico e successivamente alla sua adozione a diversi momenti di presentazione rivolti a più livelli.

Tutte le azioni previste dal piano energetico precedente (Piano energetico provinciale 2003-2012) e da quello attuale in materia di efficientamento energetico e sostegno alle rinnovabili e successivamente realizzate, sono state accompagnate da attività informative attraverso una sezione dedicata all’interno del proprio sito web dall’Agenzia provinciale per le risorse idriche e l'energia (APRIE)e i consueti canali informativi della PAT.

Si cita a titolo di esempio le recenti delibere in merito alla approvazione delle disposizioni per il catasto, l’ispezione e controllo degli impianti termici (Delibera n. 1008 del 13 giugno 2016) e alle agevolazioni e gli incentivi a favore degli interventi di ristrutturazione di condomìni (Delibera n. 846 del 20 maggio 2016) e alle abitazioni private (Delibera n. 829 del 20 maggio 2016) che consentano di migliorare l’efficienza energetica, garantendo così un risparmio in termini di costi e di sostenibilità ambientale.

In maniera analoga le attività di monitoraggio del Piano Energetico Ambientale 2013-2020 così come quelle di monitoraggio di piani di interesse per la materia come il Piano d'Azione della Biomassa (Delibera della Giunta Provinciale n. 1826 del 27 ottobre 2014) prevedono attività informative di aggiornamento.

Punto 10.

Il comma 4 dell’art. 23 della l.p. 19 del 2013 è stato introdotto in riferimento a quanto stabilito dal Protocollo di Kyoto e cioè alla possibilità per i Paesi aderenti di servirsi di un sistema di meccanismi compensatori flessibili per l’acquisizione di crediti di emissione di gas serra per riduzione delle emissioni effettuate al di fuori del territorio nazionale.

Queste azioni di compensazione assumono carattere secondario e complementare rispetto all‘obiettivo primario perseguito dalla PAT che prevede la promozione di progetti che incentivino il risparmio energetico nelle attività impattanti pubbliche e private e la riduzione in loco delle fonti di emissioni più inquinanti.

La PAT si è avvalsa di meccanismi compensativi attraverso progetti, volontari e aggiuntivi, che si sono concretizzati in interventi forestali nei Paesi in Via di Sviluppo.

La PAT tuttavia ha deciso di non avvalersi dei canali usuali degli investimenti compensativi, attraverso ad esempio l’acquisto di crediti di carbonio (VERs, Verified Emission Reductions) sul mercato degli interventi volontari, ma di "compensare" una parte del proprio debito attraverso il finanziamento di progetti di forestazione e/o di lotta alla deforestazione in Paesi in Via di Sviluppo inseriti autonomamente nei propri piani di cooperazione decentrata (Delibera di Giunta n.2994 del 7 novembre 2008 - Progetto "Verso una Provincia ad emissioni zero: progetti compensativi, volontari e aggiuntivi, attraverso interventi forestali nei Paesi in via di sviluppo".)

Tramite due appositi Bandi (nel 2010 e nel 2012) sono stati così finanziati un totale di 12 progetti di riforestazione e di sperimentazione di interventi di riduzione dei fenomeni di degrado e di deforestazione in diverse realtà dell’Africa e dell’America Latina realizzati grazie al supporto di organismi di volontariato trentini, assieme a partner locali.

Punto 11.

La Convenzione delle Alpi, ratificata dall’Italia con legge n. 403 del 14 ottobre 1999, individua 12 ambiti prioritari in cui si deve attivare la cooperazione tra gli Stati firmatari. Tra questi ambiti quelli oggetto di un protocollo specifico attuativo sono: pianificazione territoriale, difesa del suolo, protezione della natura e tutela del paesaggio, agricoltura di montagna, foreste montane, turismo, trasporti ed energia, mentre quelli non ancora oggetto di protocolli sono: popolazione e cultura, salvaguardia della qualità dell’aria, idroeconomia ed economia dei rifiuti.

Si tratta di ambiti in cui gli enti territoriali - e le province autonome in modo particolare - hanno competenze importanti e prevalenti: il loro ruolo nell’applicazione concreta dei contenuti della convenzione è dunque essenziale.

La convenzione, pur essendo un accordo fra stati nazionali, richiede espressamente il coinvolgimento degli enti territoriali, che sono riconosciuti come portatori degli interessi della popolazione e del territorio alpino: in tutti i protocolli è inserito un articolo sulla partecipazione degli enti territoriali all’attuazione della convenzione.

In tale contesto internazionale la Provincia autonoma di Trento ha previsto espressamente l’attuazione della Convenzione delle Alpi, nell’ambito delle proprie competenze, all’interno del Programma di Sviluppo Provinciale 2008-2013 nell’asse 5 (capitale ambientale e infrastrutturale) e nell’asse 6 (capitale istituzionale).

Con la deliberazione n. 492 del 13 marzo 2009 la Giunta Provinciale ha istituito il Tavolo di Coordinamento Provinciale tra i Dipartimenti competenti per l’Attuazione della Convenzione delle Alpi, con il compito di monitorare l’attuazione dei contenuti dei protocolli della Convenzione nelle materie di competenza provinciale.

In seguito, con deliberazione della Giunta 3321 del 30 dicembre 2009 è stato istituito l'incarico speciale per la Convenzione delle Alpi (oggi UMSE Convenzione delle Alpi e pianificazione forestale incardinato presso il Dip. territorio, agricoltura, ambiente e foreste) che ha assunto anche la funzione di segreteria del Tavolo di Coordinamento.

Il Tavolo si è suddiviso in 5 gruppi di lavoro secondo i macro temi cui si è articolato il lavoro: ghiacciai e acqua, cambiamenti climatici, biodiversità, mobilità sostenibile, politica per la montagna.

Il Tavolo ha effettuato una verifica dei contenuti dei protocolli della convenzione rispetto alle materie di competenza provinciale, e gli elementi emersi forniscono indicazioni che costituiscono un riferimento interno per l'attività amministrativa e contribuiscono a dare attuazione agli obiettivi del programma di legislatura.

Il Tavolo costituisce inoltre un riferimento nei rapporti con la delegazione italiana alla Convenzione delle Alpi (Presidenza nel biennio 2013-2014).

La Provincia è stata fra i firmatari del Protocollo di Intesa fra Ministero dell'Ambiente e Enti e Associazioni per la gestione della Presidenza della Convenzione (firmata a Roma il 15 novembre 2012) e ha assunto vari impegni in tale ambito, assumendo la presidenza di ben 3 Gruppi di Lavoro della Convenzione (Acqua, WiSo – Grandi Predatori, Ungulati Selvatici e Società, Foreste Montane). La provincia ha quindi partecipato a tutte le riunioni di coordinamento della presidenza e a molti degli incontri tematici organizzati dalla Convenzione, non solo dei Gruppi di Lavoro a cui ha partecipato direttamente.

Sempre nell'ambito della Convenzione la Provincia ha aderito come membro cooperante ad Alleanza nelle Alpi CIPRA (Associazione di Comuni Alpini), promuovendo la partecipazione degli enti territoriali (Comuni e Comunità di Valle), partecipando alle riunione e alle attività dell'associazione.

Il ruolo attivo svolto nella Convenzione, le iniziative attivate e gli eventi organizzati hanno dato visibilità al Trentino e lo hanno messo in una posizione di interlocutore apprezzato, capace e attivo per l’area alpina. E’ una posizione utile, che può contribuire a partecipare al confronto con le altre aree e sviluppare alleanze e partnership.

Distinti saluti.

- Mauro Gilmozzi -

 Edico-lando.it BLOG si parla di:

Satira vignette politica cronaca benessere cultura sport donne disoccupati arte

 e molto altro...

P.IVA 02187530221 - Tutto il materiale publicato su questo BLOG è coperto da copyright.

Per l'utilizzo è sufficiente citare la fonte e comunicarlo al seguente indirizzo franco.zadra@edico-lando.it

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.