Zingara Rom o Cuore Vagabondo

Zingara Rom - La Cava

«Io un giorno crescerò e nel cielo  della vita volerò». Così cantavano i Nomadi in un testo di Alberto Salerno portato al successo nell’oramai lontano 1972 dal titolo “Io vagabondo”. Ma chi sono i nomadi? Perché culturalmente la società li teme? È vero che bevono molto, che predicono il futuro, o sono solo pregiudizi? E soprattutto quale è la loro storia pluri millenaria? Vedremo di scoprirlo insieme condividendolo nel nostro amato Blog edico-lando.it

Un po’ di storia. Intorno all’anno 1000 d.C. gli Atzinganoi (da non confondere con gli Athinganoi) lasciarono la foce del fiume Indo, una terra posta tra il Pakistan e l’India, e cominciarono il loro lungo viaggio da nomadi.

In certi contesti storici, la posizione da  zingaro,  ahimè non è stata  tra le più ambite come ad esempio nel periodo che li vide accomunati agli Ebrei e vittime del Porrajmos (divoramento)  in seguito all’accusa di discendere dalla stirpe maledetta di Caino difatti  sotto il nazismo conobbero il campo di concentramento ed in 500 mila furono impietosamente  soppressi .

Il termine zingaro o meglio Rom come preferiscono essere chiamati, significa “Uomo”, viene genericamente utilizzato per indicare le diverse etnie, molte volte accumunati nell’idioma, per il resto risultante essere uno stereotipo sociale conseguente al loro essere stati storicamente “Zingarizzati” e resi individuabili da peculiarità attribuitegli in realtà da fare discendere nella stragrande maggioranza dei casi consolidati a miti da sfatare.

Come per esempio: Sono sporchi! Ma solo perché nel loro peregrinare hanno sviluppato una buona capacità di adattamento all'ambiente che li ospita, se non hanno servizi igienici a loro disposizione.

Rubano! «Ma se un Rom ruba con destrezza è per necessità - spiega un giudice Rom - per noi non c’è reato»! (Focus Storia). Con tutto il rispetto per il signor giudice e le sue giustificazioni, ritengo doveroso dire che la legge vuole che ci si comporti in base alle norme dello stato in cui ci si trova quindi forse “larga la foglia stretta la via dite la vostra che io dico la mia”…! Non bevono più degli altri e non è vera, a loro dire, la virtù a essi attribuita di sapere predire il futuro.

L’usanza di mandare i bambini a chiedere la carità deriva dal loro secolare lavoro di venditori porta a porta che nelle giornate in cui gli affari non erano stati dei migliori per sostentarsi si affidavano all’elemosina, con l’avvento della distribuzione commerciale tale ruolo venne inevitabilmente perso dall’adulto appartenente alla tribù nomade che tra l’altro venne allontanato dal mondo industrializzato... e il suddetto compito imprenditoriale  da accattone affidato ai bambini in quanto  nel pensiero collettivo sociale suscitano tenerezza.

Sono un popolo ricco di virtù nell’ambito dell’umanistica, della filosofia e in particolare della musica, dal canto del cuore del popolo gitano molti grandi musicisti ne hanno ricavato influenza e arricchimento, insomma una razza che anche in fatto di saggezza non ha eguali; la loro tradizione millenaria ha molto da dire come la loro cultura di morte che ricorda quella degli antichi egizi pensata ad hoc per evitare dispute e controversie tra gli eredi.

Quante cose ci sarebbero ancora da scoprire e da dire su questo meraviglioso Zingaro che mi ricambia dandomi del Gagio. Un articolo non può bastare e allora in conclusione mi limito ad accennare al fatto che le loro stirpi sono state ignorantemente confuse e generalizzate, che non tutti hanno vissuto da girovaghi, ma alcuni di loro avevano casa e pagavano i contributi erari, altri in passato considerati schiavi di proprietà dei nobili, o ancora persone di spettacolo come le splendide donne e Regine circensi Liana e Moira Orfei di origini Sinti da parte della nonna montenegrina. (spunto tratto da Focus Storia ed enciclopedia Treccani.it).

Anima gitana :

L’ Anima Gitana

adorava la sua tana

che sapeva di rugiada

e da tutti coccolata

un bel giorno si svegliò

tutto intorno si guardo

era bello c’era il sole

ed un mondo di colore

e così la Zingarella

con in dorso una cartella

comincio a peregrinare

con il suo Rom d’amare

ed in groppa all’asinello

concepì uno Gitanello

che a sua volta ricordava

 dall’odore e le  fragranze

le percorse lor distanze

e nel campo o sul dromedario

scrisse la sua storia sul Diario

Questa è la storia del vagabondo

che apprezzare seppe il mondo!

                                                                                         Maria Rosa Rosato

 

 

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