“La scuola ha ucciso la meritocrazia”, di Fabiano Gereon

Scuola

Gli studenti più diligenti sono le vittime della non Buona scuola buonista...

Ormai ci siamo abituati a classi sempre più multietniche, popolate da ragazzi dalle origini più disparate (talvolta con lacune dovute alla diversa appartenenza linguistica), dove le tradizioni e le usanze tipicamente italiane soccombono per garantire una pacifica convivenza (togliendo crocifissi, canti di natale, ecc.), e dove purtroppo i docenti sono insultati o fatti bersaglio di oggetti da parte degli studenti, come riportato peraltro in alcuni recenti casi di cronaca.

A questo progressivo snaturamento dell’istruzione scolastica italiana, ossia quella che dovrebbe formare un bravo ed onesto cittadino, rimaneva un’unica certezza quella della meritocrazia, divenuta ormai un’illusione e, ironia della sorte, proprio nel luogo primario in cui un individuo inizia il proprio rapporto con gli altri e costruisce la propria professionalità: ovvero a scuola.

Purtroppo anche la frase “ciascuno raccoglie ciò che ha seminato” non è più valida, visto che il D.Lgs 62 del 13 aprile 2017 conferma che “Gli alunni della scuola primaria saranno ammessi alla classe successiva anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”. Si potrà bocciare solo con il consenso all’unanimità (o adeguata motivazione” nel caso delle Medie) del Consiglio di Classe.

In sintesi la “Buona scuola” si è trasformata nella “scuola buonista”: “tutti insufficienti, ma comunque tutti promossi”, posto che, in conseguenza di tale riforma scolastica, le bocciature verranno di fatto abolite per legge o quantomeno rese davvero improbabili.

Tutto ciò, in palese contrasto con l’articolo 34 della Costituzione – poiché la Scuola è di fatto diventata un’Istituzione che, anziché garantire – “ai capaci e ai meritevoli” il diritto di “raggiungere i gradi più alti degli studi”, ha proprio abolito i gradi, alti e bassi che siano (promozione per tutti, equivale a promozione per nessuno).

La Scuola dell’obbligo è gratuita, aperta a tutti e prevede una frequenza obbligatoria per garantire a tutti uno standard culturale minimo, ma non può fungere certo da ammortizzatore sociale per studenti e famiglie.

Lo Stato inoltre, per legge, rimuove ogni ostacolo perché la scuola sia concretamente accessibile a tutti e l'istruzione sia generalizzata, senza alcuna discriminazione di ordine sociale.

Il diritto allo studio si è ormai però trasformato in “diritto al Diploma” e, dato che negli scrutini finali molti arrancano, le Scuole adottano soluzioni organizzative e didattiche autonome (e spesso opinabili) per far proseguire gli studi non solo ai sempre più numerosi ragazzi di origine non italiana che le frequentano, ma anche agli alunni che semplicemente non si applicano.

Tali metodi hanno definitivamente ucciso la meritocrazia: in particolare dall’Istituto comprensivo Nicolò d’Arco (ma probabilmente accade anche in altre scuole trentine e non), giungono sempre più numerose le segnalazioni di famiglie i cui figli, sebbene siano studenti  diligenti e volenterosi, vengono discriminati, sottoposti a diversi e più complessi metodi di valutazione e quindi penalizzati.

Il modus operandi per “mandare avanti” anche i fannulloni è veramente vario: dalle verifiche semplificate/facilitate nelle più disparate materie, all’uso di strumenti di calcolo facilitanti, alla suddivisione in gruppi di apprendimento separati e con ulteriori docenti, delegando e frazionando l’unicità del metodo d’insegnamento nell’ambito della stessa classe.

Non stiamo parlando di ragazzi con problemi di salute, in possesso di comprovata documentazione sanitaria o con difficoltà di apprendimento, ma di comuni studenti che vengono aiutati semplicemente perché non hanno voglia di studiare, ma devono ugualmente esser promossi. L’effetto che ne consegue è dirompente: alunni diligenti che passano i fine settimana a studiare ed altri che, pur non applicandosi, sostengono verifiche in classe, più brevi o con quesiti più facili o addirittura ricevono aiuti mirati direttamente da parte dell’insegnante.

In conseguenza di ciò, si ottiene un inevitabile appiattimento dei voti: lo studente bravo al primo errore, in una verifica complessa, prenderà “buono” o “discreto” che sarà pari al medesimo voto dello studente fannullone che è stato aiutato, oppure ha azzeccato le crocette della diversa e semplificata prova che gli è stata somministrata.

La valutazione a Scuola è da sempre stata oggetto di discussioni poiché inevitabilmente connessa ad aspetti  soggettivi attinenti al docente: in questo caso si parla invece dell’aspetto che precede la valutazione, ovvero dell’obbligo di garantire lo stesso parametro di misurazione dell’apprendimento,  in maniera non discriminante.

Il tempo della raccolta delle segnalazioni (peraltro già giunte numerose), pare ormai “maturo”: si auspica pertanto che la Sovrintendenza scolastica esamini il problema, poiché uccidere la meritocrazia ed aiutare chi non si impegna, può solo che portare ad un drammatico abbassamento degli standard qualitativi della scuola italiana.

Fabiano Geron - AGIRE per il Trentino

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