La Napoli sotterranea

seconda guerra

Poco tempo fa sono riuscito a colmare una mia mancanza grave: da napoletano, 

non conosco ancora alcune cose importanti ubicate in città.

Sono andato quindi a visitare la Napoli Sotterranea, cui si accede da Piazza San Gaetano.

E di questo vi ho già detto.

Mi restava la curiosità di visitare l'altro sito che pure è conosciuto come “Napoli Sotterranea”, quello cui si accede da Via Carlo De Cesare, zona Sant'Anna di Palazzo, insomma, Chiaia.

Ero titubante perchè sapevo che quei sotterranei erano stati adibiti durante la Seconda Guerra a ricoveri antiaerei; mi aspettavo perciò una discesa nel sottosuolo, culminante in una cavità usata come rifugio...

No!

Mi sbagliavo, e di grosso!

Giovedì mattina mi stavo recando al Tunnel Borbonico (altra carenza mia), quando, passando davanti al celebre caffè "Gambrinus", ho visto un signore bassino col cartello indicante la visita in oggetto.

Sapevo che il giovedì era serale ma mi hanno detto che per gruppi fanno visite ad hoc.

Potevo aggregarmi col mio amico.

Dopo una decina di minuti, poichè il gruppo aveva dato forfait, ci siamo incamminati per via Carlo De Cesare, per raggiungere l'ingresso del sito.

Di lì, è cominciata la discesa verso gli inferi.

Prima, una lunga scalinata ,scavata nel tufo, che scendeva fino a 40 metri sotto terra.

Giunti in fondo, abbiamo cominciato ad attraversare, con la guida di quel simpatico folletto, una serie numerosa di cisterne, collegate fra di loro da strettissimi passaggi, veri e propri cunicoli, nei quali si rischiava di rimanere incastrati (in effetti strisciavo con pancia e spalle contro imuri).

Peraltro la camminata era più avventurosa per i cambi di direzione, anche ad angolo retto.

E poi, in ogni cisterna sbucavano i pozzi, provenienti dai palazzi sovrastanti e in alcuni casi, da case private.

Alcune di queste cisterne erano dotate di servizi igienici, i cui liquami, all'epoca dell'uso, erano convogliati in spaccature del tufo e incanalati verso il mare.

E poi, angoli separati, adattati a stanze da letto, giocattoli, cucine, una chiesetta, insomma le testimonianze di una umanità che spaventata cercava rifugio nel sottosuolo per sfuggire alle bombe americane.

E poi, i graffiti, i tanti disegni, e le scritte: volti di donna, aerei che sganciavano bombe, navi, carri armati, e poi una data di nozze, un addio a quei luoghi sotterranei, una volta finita la guerra.

La guida ci ha fatto anche fare una singolare esperienza, un po' paurosa: la deprivazione sensoriale...

In una sala ha spento le luci ed ha spento anche il suo faro, lasciandoci immersi nel buio più totale e nel silenzio assoluto...

Per un paio di minuti, credetemi, mi sono sentito isolato dal mondo.

E poi le spiegazioni, le gag, gli aneddoti (anche qui la storia del Munaciello, che altri non era se non un "pozzaro").

Dopo un'ora e mezza di giro del sottosuolo, siamo giunti ad una nuova scalinata a spirale, che ci ha riportato in superficie, sbucando nel cortile di un palazzo di via Chiaia.

Una grande esperienza.

Se dovessi dire quale delle due Napoli sotterranee è più interessante, avrei difficoltà.

Ma, nel dubbio, visitatele entrambe, e non ve ne pentirete.

Solo, evitate se siete claustrofobici.

di Bigio Ciardiello

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