“Discesa negli Inferi”, con lo scrittore B. Ciardiello

Napoli

Sono nato a Napoli, circa 66 anni fa, amo moltissimo la città, pur sentendomi a metà irpino.

Ho sempre cercato di conoscerla, di visitare i suoi luoghi più belli, interessanti, curiosi, singolari, strani.

Eppure c'è ancora molto (per me) da scoprire e conoscere.

Pochi giorni fa ho colmato una lacuna gravissima: una discesa nelle viscere del sottosuolo, per esplorare la Napoli Sotterranea.

Dovete sapere che Napoli sorge in un territorio eminentemente vulcanico, per cui nel suo circondario e nel suo sottosuolo, abbondano rocce vulcaniche.

In particolare Napoli è costruita in pietra di tufo, quella pietra giallina, porosa, facilmente lavorabile e tanto elastica da reggere bene le onde sismiche.

Ovviamente gli artefici della costruzione della città hanno largamente usato questo materiale, scavando, scavando,scavando...la città cresceva in superficie, e il sottosuolo si svuotava.

Il risultato è che sotto Napoli vi è un pazzesco  intreccio di gallerie, cunicoli, passaggi, caverne, che ha dell'incredibile.

Sono centinaia e centinaia di kilometri, una parte dei quali sono ancora inesplorati.

La presenza di queste cavità così estese  dette pure un'altra opportunità importante ai napoletani: quella di trasformarle in un acquedotto, il cosiddetto Acquedotto di Carmignano, dal nome dell'ideatore, che consentì di portare acqua in abbondanza a Napoli da oltre 60 kilometri di distanza.

Con l'aumentare della popolazione, cominciò lentamente l'abbandono di questo acquedotto, interrato per i detriti, inquinato da liquami fognari.

Così le cavità hanno dormito per alcuni secoli, riscoperte e riutilizzate durante la seconda guerra mondiale per farvi rifugi contro i bombardamenti aerei.

Anni fa , è cominciata l'opera di recupero, di pulizia, messa in sicurezza; così quelle antiche cave , poi acquedotto, poi rifugi, sono diventate una grande attrazione turistica, che attira decine di migliaia di visitatori ogni anno.

Si entra da Piazza San Gaetano, il cuore della città antica,l’Agorà, posta fra il Decumano Maggiore e un cardine, San Gregorio armeno.

Si aspetta che si formi un gruppo di una ventina di persone (sono solo visite guidate , anche in lingua) e, fatto il biglietto - 10 euro - si parte.

Si scendono un centinaio di gradini, poi si comincia gradualmente a percorrere cunicoli a volte così stretti da strisciare con stomaco e didietro contro i muri (la guida chiede sempre se qualcuno soffre di claustrofobia).

 Si passa in sale costeggiando cisterne, una sorta di laghetti colmi di un'acqua limpida e gelata, si attraversano sale in cui si vedono massi di tufo ancora in fase di taglio, così lasciati dai cavatori.

Atmosfera umida e fredda, ma non eccessivamente.

Si osservano dei tentativi di coltivazioni (piante da fiore, basilico e fragole) alla luce artificiale.

Ma si ritrovano anche segni della guerra: un carro armato tedesco intero...poi giocattoli (alcune famiglie ci vivevano durante la guerra), ancora ambienti trasformati in cantine, con le relative botti, e un ingegnoso sistema di condizionamento dell'aria, attraverso tubi di ceramica.

In un tratto, in un cunicolo particolarmente stretto, vengono date candele per illuminare il cammino, essendo quel cunicolo senza illuminazione.

Il tutto sottolineato dalle parole della guida , che snocciola fatti, aneddoti, leggende relative al sottosuolo (ad esempio la leggenda del Munaciello).

Il Munaciello, (che tradotto significa: il  piccolo monaco), è una figura leggendaria; quando in casa scompare qualcosa, quando si trova tutto disordinato, quando si rompe qualcosa inspiegabilmente, si dà la colpa a questo piccolo essere , il Munaciello, appunto.

Quale è il suo legame con la Napoli Sotterranea?

Quando era in funzione l’Acquedotto, erano attivi i pozzi, che erano stati usati in antico per portare alla superficie i blocchi di tufo cavati. Successivamente, attraverso quei condotti verticali si abbassavano funi con legate anfore o secchi e si attingeva acqua direttamente da quella che scorreva nel sottosuolo.

I pozzi, le cisterne, andavano periodicamente pulite e i manutentori, detti “ Pozzari”, erano gli unici a conoscere l’intrico di cunicoli e grotte presenti sotto terra.

Questi signori si proteggevano dal freddo con mantelli e cappucci; erano inoltre necessariamente di piccola statura, per muoversi agevolmente nel dedalo di cunicoli.

Assomigliavano perciò a piccoli monaci.

Non avevano stipendio, ma in genere ricevevano un “obolo”, cioè cibo, vino, regali, che i proprietari dei pozzi da pulire lasciavano come compenso.

Ma, quando qualcuno era tirchio, i pozzari risalivano i pozzi, entravano nelle case e facevano ogni tipo di dispetti, da piccoli furti a danneggiamenti alla creazione di disordine…di qui la leggenda del   “Monaciello”.

Alfine, dopo circa una ora e mezzo, si riemerge alla luce del sole , per continuare però, con lo stesso biglietto, con la visita al teatro romano , sito nelle vicinanze.

Un teatro con tanto di gradinate, palcoscenico, corridoi di servizio; ma dall’esterno non si vede niente!

La visita si fa passando per una ex abitazione privata, la cui antica proprietaria, una vecchietta capostipite di una famiglia ben numerosa, avendo scoperto questo spazio sotto la camera da letto, lo utilizzava come cantina-deposito.

Successivamente si cominciò a scavare e fu riportato alla luce un complesso incredibile.

Pensate che poteva ospitare 6-7mila persone e, fra quelli che calcarono il palcoscenico, ci fu anche un tale “ Nerone”, che si fermò a Napoli e volle declamare le sue composizioni in questo teatro.

Se ne avete la curiosità, andate su Google Earth e portatevi sul centro storico di Napoli, esattamente fra via Anticaglia e via San Paolo, e troverete le gradinate del teatro in mezzo alle costruzioni!

Insomma, un mondo sotto un altro mondo!

Ho piacere di averlo potuto conoscere e vi invito, se pensate di venire a Napoli (ne vale sempre la pena) a visitare la Napoli Sotterranea, è una esperienza indimenticabile!

(Ovviamente l’invito lo rivolgo anche ai tanti napoletani che non conoscono le infinite bellezze di questa meravigliosa città!)

Biagio Ciardiello

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