Scuola: il dilettantismo di Rossi lo pagano le famiglie?

quarta fascia

Ugo Rossi mi ha fatto vergognare di essere trentino a causa dell’ampio risalto sulla stampa del “fattaccio”

inerente la scuola trentina con le graduatorie della cosiddetta «quarta» fascia della scuola primaria da rifare.

Centossessantaquattro Trentini - e lo allittero apposta poiché il numeretto di tre cifre risalta di meno, anche se gli esclusi sono stati 406, dei quali i richiedenti posto da fuori Provincia hanno rinunciato a fare ricorso per non perdere l’assegnazione pure nella loro regione -, diplomati prima del 2002 che erano stati esclusi dalla quarta fascia dal  nostro presidente in persona (che aveva deciso di fare entrare solo i laureati), e che dovranno essere immessi in graduatoria nel giro di un mese su ordinanza del Consiglio di Stato, dopo che il Tar Trentino aveva respinto il loro ricorso.

Daniela Beltrame, direttore dell’ufficio scolastico regionale del Veneto, è già stata nominata per eseguire l’ordinanza.

Naturalmente il nostro Ugo Rossi, che lo sapeva dal 5 agosto scorso, ha fatto comunque attribuire le cattedre in base alla vecchia graduatoria, ma con riserva, per «tutelare il diritto degli alunni – dichiara Rossi alla stampa - alla partenza regolare dell’anno scolastico in attesa della parola definitiva del Consiglio di Stato».

In effetti anche la Sentenza del Consiglio di Stato del 5 agosto era “in via cautelativa” ma, senza entrare ulteriormente nel merito, tutto ciò basta per disegnare un quadro avvilente di come la nostra Provincia possa aver corso il rischio di vedersi espropriata di uno dei “gonfaloni” culturali che sventola da secoli sul Trentino, per il sistema scolastico istituito nel 1775 da Maria Teresa d’Austria.

Ma la leggerezza, l’incapacità amministrativa, e l’indifferenza con la quale questa Giunta ha trattato la questione nei confronti di persone (1, 100, 10mila, che differenza fa?) che all’insegnamento hanno dedicato la loro esistenza, dei 406 ricorrenti e dei  molti che hanno già iniziato il loro lavoro e ora lo perderanno a favore di quelli che rientreranno, rimarrà una macchia indelebile sul volto della nostra Autonomia, dando ancora più forza, se ce ne fosse stato bisogno, al centralismo del Governo di Roma.

Il dilettantismo di Rossi non danneggia solo la credibilità della nostra Autonomia, ma ha pure  ricadute negative sui percorsi didattici già avviati.

Inoltre è motivo di angoscia per gli insegnanti e le rispettive famiglie che ora si ritrovano a vivere la stessa angoscia denunciata dai loro colleghi esclusi in precedenza e ora immessi in graduatoria.

Con la vita delle persone non si dovrebbe mai giocare d’azzardo.

Cons. Claudio Cia

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