Baby tecnologia

Salgari

Pochi giorni fa è successa una cosa curiosa e simpatica; la mia nipotina,

che ha poco più di due anni, ogni volta che mi vede, mi chiede di darle il mio smartphone, per guardare le foto e i filmati, o per guardare dei cartoni su You Tube.

Ovviamente cerchiamo di limitare questa abitudine, ma a volte è dura .

Letizia ormai smanetta alla grande: conosce il simbolo della Galleria, distingue le foto dai filmati,è una maga del touch screen, dal momento che il suo ditino vola sullo schermo scorrendo le varie schermate.

Mia figlia si è accorta che la bimba aveva avviato una telefonata!

E cosa simpatica, indovinate a chi?

Al buon Mimmo La Cava, (uno dei responsabile di questo sito), che poi mi ha richiamato dicendomi di aver trovato una chiamata in segreteria, chiamata peraltro muta.

Ora, questo fatto mi ha fatto sorridere, ma mi ha spinto anche a delle riflessioni non del tutto positive.

Orami è esperienza comune che i bambini diventano sempre più precoci, che imparano le lingue rapidamente, che si impadroniscono dei meccanismi di funzionamento delle varie diavolerie tecnologiche, dai cellulari ai computer, dalle consolle di video giochi, ai televisori  ecc ecc.

E in questo ci possiamo vedere una sorta di progresso rispetto alle generazioni precedenti.

Ma, purtroppo un ma ci sta: questo assuefarsi alla tecnologia  sta togliendo spazio alla cultura, al gioco tradizionale, alla lettura.

Quanti ragazzi, ad esempio, hanno letto i libri di Giulio Verne, o di Emilio Salgari, oppure “I Ragazzi della Via Pal”?

E poi, il ricorso ai mezzi elettronici sta facendo perdere, a volte, per carità, l’abitudine alla lettura, al calcolo.

Provate, per curiosità, a chiedere ad un quindicenne le tabelline.

Provate!

Oppure, allo stesso quindicenne provate a fargli leggere ad alta voce un brano di un libro o di un giornale.

Probabilmente resterete allibiti .

Quella tremenda statistica che ci dice che in Italia si legge meno di un libro a testa all’anno è veramente allarmante.

E questa la possiamo definire una forma di analfabetismo strisciante…

E un popolo ignorante, notoriamente, è un popolo di pecore, un gregge che si può governare a piacimento.

E si potrebbe tirare in ballo la qualità di molti programmi televisivi…

Insomma, la situazione non è rosea, si rischia di avere generazioni di ignorantoni, capacissimi però di arrivare agli ultimi livelli dei videogiochi, ma incapaci di leggere speditamente e di dire quanto fa 7x9…

Mala tempora currunt

Biagio Ciardiello

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