Formazione Professionale, «il diritto di essere scuola»

«il diritto di essere scuola»

TRENTINO - Mentre il presidente Ugo Rossi torna a sottolineare l'eccellenza della scuola Trentina, come da tradizione asburgica, nel 70° del giornale Trentino, un gruppo di docenti pone all'attenzione dell'opinione pubblica il proprio punto di vista rispetto allo «stravolgimento dell'intero sistema della formazione professionale».

«Si consumerà nel silenzio generale lo smantellamento della Formazione Professionale, un sistema che accoglie uno studente su quattro delle scuole superiori. Sotto il diktat del risparmio di risorse, alcuni Enti paritari, erogatori dell’offerta formativa per conto della Provincia, potrebbero decidere di rivedere il contratto di lavoro dei propri insegnanti.

A essi, infatti, potrebbero applicarsi nuove formule di inquadramento ispirate al contratto nazionale dei “formatori”, figure professionali diverse dall’insegnante. Il Contratto collettivo nazionale di lavoro dei formatori prevede come requisito minimo il solo possesso del diploma di scuola secondaria superiore. I docenti della Formazione Professionale trentina, invece, devono possedere gli stessi titoli di accesso alle classi di insegnamento previsti per la scuola a carattere statale.

La legge trentina della scuola (Legge provinciale n.5/2006) lo prevede esplicitamente per garantire la qualità dell’insegnamento e quindi il diritto alla pari dignità degli studenti che si iscrivono ai percorsi della formazione professionale. Dopo aver giustamente preteso il possesso dei titoli per l’insegnamento, ora ai docenti della formazione professionale si vuole applicare un contratto ispirato ad altre figure professionali.

Un’operazione giustificata con la necessità di una maggiore flessibilità del contratto di lavoro dei docenti per poter garantire un’offerta formativa più completa (“sistema duale”, corsi per adulti, ecc.). Si tratta di un ovvio pretesto perché la gestione di nuove tipologie di offerta formativa non può limitarsi alla sola formazione professionale. L’intero mondo della scuola, infatti, inizia a ragionare sulla gestione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro e di riqualificazione professionale.

La volontà di rivedere (al ribasso) il ruolo e il contratto degli insegnanti della formazione professionale non dipende da reali esigenze gestionali, ma dalla sola esigenza di risparmiare risorse. Un risparmio che verrà fatto nelle tasche dei docenti, cavie su cui sperimentare contratti pasticciati e dequalificanti, con più ore e meno retribuzione.

Per arginare il rischio di una balcanizzazione contrattuale, potendo in teoria ogni Ente decidere quale contratto applicare ai propri insegnanti, alcuni sindacati propongono di rivedere il contratto della Formazione Professionale Provinciale, accettando l’ipotesi di una formula al ribasso purché uguale per tutti.

Siamo convinti che questa strategia, giustificata con l’esigenza di mantenere unito il sistema della FP, sia corretta nell’obiettivo, ma profondamente sbagliata nei modi oltre che inefficace nei risultati. Si dovrebbe coltivare l’unitarietà del sistema innanzitutto favorendo momenti di confronto tra gli insegnanti della FP e creando rete per organizzare le strategie di protesta.

A tutela innanzitutto della qualità dell’offerta formativa e, soprattutto, della pari dignità degli alunni, chiediamo di difendere il diritto, per la formazione professionale, di essere considerata scuola, e il diritto degli insegnanti che vi lavorano di essere considerati docenti. Inoltre, una reale volontà di preservare l’unitarietà del sistema passa attraverso la richiesta dell’unico contratto possibile per i docenti: quello della scuola a carattere statale.

Siamo anche convinti che si dovrebbe essere molto cauti nell’accettare sperimentazioni contrattuali che, nella Provincia Autonoma di Trento, potrebbero configurarsi come pericolosi precedenti per l’intero mondo della scuola».

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