La rivoluzione trilingue della scuola trentina

Trilinguismo

«La conoscenza delle lingue da parte della popolazione è strumento fondamentale per lo sviluppo della persona, in un'ottica di cittadinanza europea, e dell'economia italiana.

I territori prossimi ai confini nazionali caratterizzati da un'imprenditoria di piccole-medie dimensioni ne traggono vantaggi ancora più significativi. La conoscenza delle lingue fornisce inoltre importanti opportunità per i giovani che si devono inserire nel mondo del lavoro e per le aziende che devono competere su mercati internazionali».

È questo il bell'incipit del protocollo d'intesa per lo sviluppo delle lingue, tra la Provincia Autonoma di Trento e il ministero dell'istruzione, siglato dal Presidente Ugo Rossi e dalla Ministra Stefania Giannini il 17 novembre 2014, il cosiddetto e, ormai, famigerato, protocollo Pat-Miur, che Ugo Rossi sta propagandando in ogni dove con un entusiasmo straordinario.

Un gruppo di insegnanti delle elementari assieme al comitato dei genitori dei bambini con bisogni educativi speciali (Bes) si sono coalizzati in un coordinamento che mira, però, a contrastare questo protocollo perché – secondo loro – si è voluto applicare alla scuola primaria un sistema pensato per le superiori.

I punti dolenti di quel protocollo sono stati evidenziati dal coordinamento in un documento di sintesi: Viene sacrificato l'insegnamento dell'Italiano (4,40 ore di lezione in settimana), parificato all'insegnamento di lingua straniera (9 ore tra tedesco e inglese); sono ridotte quindi le competenze disciplinari, per esempio, di storia e geografia; diventa più difficile perseguire l'inclusione di bambini con difficoltà di apprendimento o degli stranieri; libertà di insegnamento e autonomia scolastica vengono di fatto annichilite.

Occorre anche dire che vi è una differenza sostanziale tra CLIL (Content and Language Integrated Learning), sinonimo di immersione linguistica e che non toglie di fatto tempo all'insegnamento dell'Italiano e Trilinguismo, che invece parifica le tre lingue andando a ridurre l'Italiano.

Tutta la proposta è però illuminata dalla luce sfavillante del concorso bandito dalla Provincia di Trento per 160 posti nel trilinguismo. Concorso che – a nostro avviso – aggira la sentenza della Corte di Giustizia europea che ha condannato l'Italia per i contratti precari nella scuola in quanto violano la Direttiva 1999/70/CE e giudicato illegittima la reiterazione, da parte della Pubblica amministrazione, dei contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi.

I 460 insegnanti abilitati presenti nella graduatoria provinciale sarebbero poi scavalcati dai vincitori del concorso, in barba alla condanna della Corte di Giustizia Europea. È dunque comprensibilmente alto il malumore che serpeggia soprattutto tra gli insegnanti delle elementari per questa annunciata rivoluzione trilingue che si sta per abbattere sulla scuola trentina.

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