Turismo Trentino estivo? «Cambiare o soccombere!»

Trentino a olio

LEVICO TERME - Ce lo stiamo ripetendo da mesi, la crisi ha cambiato il mondo, tutto non sarà più come prima, ma un settore che si ostina a rimanere fedele ai suoi ritmi senza accorgersi che intorno le cose sono cambiate sembra essere il turismo estivo.

Ho l’impressione che se non faremo una seria riflessione su questo tema non so cosa potrà succedere la prossima stagione. La crisi è arrivata anche in quello che sembrava un baluardo inespugnabile dell’economia trentina e si sta abbattendo con una forza dirompente, tutta in un colpo. A settembre, ho il presentimento che in molti andranno alla ricerca di un capro espiatorio sul quale far ricadere la colpa, l’Assessore, le Apt, la Trentino Sviluppo, le banche e chi più ne ha più ne metta fino al fatidico “la colpa è del sistema”.

Nessuno però o pochi avranno l’umiltà di dire... forse la colpa è anche mia..., abbiamo vissuto anni di continua crescita di arrivi, presenze e fatturati, siamo diventati leader a livello nazionale, ma non ci siamo preoccupati dei segnali che arrivavano da altre regioni e da altri stati. Abbiamo puntato molto sulla crescita quantitativa e poco sulla crescita qualitativa, siamo cresciuti come numero di posti letto disponibili ma non ci siamo adeguati con i servizi, abbiamo subìto l’evento internet e ora siamo succubi di booking.com e dei siti di recensione, abbiamo cercato mercati lontani e trascurato quelli di prossimità.

Non siamo riusciti a creare un contesto intorno alle strutture ricettive che spesso si trovano sole in un deserto. Certo nessuno poteva prevedere ciò che è successo in questi ultimi anni, ma altrettanto abbiamo vissuto forse troppo di rendite di posizione acquisite negli anni '80 nel momento del boom del Trentino turistico. Dare colpe però è inutile e non ci salverà, dovremmo invece fare quadrato tutti insieme, classe politica, amministratori locali e provinciali, associazioni di categoria, singoli imprenditori, banche, cooperazione, insomma il Sistema Trentino dovrà, pena la morte per asfissia (mancanza di turisti e di conseguenza delle loro risorse) darsi da fare con un unico obiettivo, la tua sopravvivenza è la mia sopravvivenza.

Non c’è infatti settore dell’economia più interconnesso ad altri del turismo, se chiudono i negozi una località è morta, se gli alberghi non investono gli artigiani faticano, se non si acquistano materie prime (frutta, verdura, carni, etc.) i grossisti soffrono, se non ci sono turisti che usano il parrucchiere, il benzinaio, il bar, il ristorante, il supermercato, l’edicolante, in certe località non si sopravvive.

Esistono ricette per arginare questa possibile valanga? Mi permetto di suggerirne alcune:

- Un patto con le banche dove per 4/5 anni gli operatori del turismo si limitino a pagare gli interessi (anche maggiorati per coprire le spese) e allungare i mutui;

 - Una nuova riforma della promozione turistica con le pro loco o i consorzi di commercianti a fare l’animazione e l’intrattenimento, l’ente pubblico a fare informazione e i privati a fare la promozione;

- Un progetto per la dismissione controllata con la riduzione di un terzo delle strutture ricettive esistenti e la loro riconversione, meno posti letto con maggiore qualità in strutture dove fare ospitalità diventi nuovamente un piacere e non un dovere;

- La creazione di un fondo immobiliare Trentino (con banche e investitori privati e pubblici) a cui cedere per chi lo desidera i propri bene immobiliari. Oggi l’imprenditore turistico è più preoccupato dei costi dei muri della sua casa, che dei clienti che coprono quei costi e questo non deve succedere;

- Un Piano di Sviluppo Provinciale che individui chi e che cosa fare zona per zona. Basta cattedrali nel deserto, senza programmazione e strategia di medio periodo, meglio uno e ben fatto che 3 stadi del ghiaccio nel raggio di 25 km con costi esorbitanti per la collettività;

- Assistenza manageriale/finanziaria con regia pubblica per gli operatori che desiderano fare grandi investimenti. Forse è meglio consigliare certi operatori di molte località trentine di dotarsi di un unico grande centro benessere piuttosto che 10 strutture si ammazzino di debiti per avere ognuno un piccolo centro scarsamente attrattivo e poco funzionante o funzionale.

Alla fine, nonostante tutto rimango ottimista perché credo nelle nostre capacità e che in fondo questa crisi ci aiuterà a uscirne migliorati.

Massimo Oss

Vedi tabella statistica arrivi totali Levico Terme (2000-2014)

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