ArteLando Furioso

"La Pescia" di Roberto Minelli
Salve a tutti i lettori di edico-lando.it, sono un artista proveniente da Reggio Calabria che vive in Trentino da alcuni decenni.
Solo da pochissimi anni ho deciso che il mio lavoro artistico, fatto sempre in sordina, potesse essere reso pubblico, con l’obiettivo trovare condivisione e nuovi stimoli per continuare la mia ricerca sia stilistica che di contenuto.
 
In questa rubrica cercherò di affrontare il tema dell’arte da un’angolazione del tutto differente da quella abituale, sottolineando degli aspetti particolari con l’obiettivo di avvicinare chi l’arte la sente lontana e incomprensibile e, contemporaneamente, con un linguaggio alla portata di tutti, provare a estirpare tutti gli stereotipi che rendono “settario” il “settore”.
 
Presenterò i miei lavori e quelli di altri artisti utilizzando sempre una certa quantità di ironia, condimento ideale per ragionare sulle cose con serietà che, solo chi sa sorridere, riesce a esprimere al meglio. Come artista quando realizzo qualcosa lo faccio per una necessità interiore che serve a dar sfogo alle fantasie più profonde.
 
A chi osserva, l’immagine potrebbe suscitare emozioni del tutto diverse da quelle che ho provato realizzandola, ma lo scopo primario dell’arte è suscitare emozioni. Nell'immagine una mia opera scelta per l’inaugurazione, una data che meglio non si poteva immaginare.
 
«Elemento caratterizzante, presente in tutte le opere dell’artista a simboleggiare una tematica interiore di particolare rilevanza, l’inafferrabilità umana, il “pesce” diventa qui la figura di primo piano, in una forma femminile determinata e incisiva, dotata di carattere volitivo, apparentemente ferma, ma come sospesa un attimo prima di muoversi per scivolare via e sparire lontano.
 
Sembra infatti non appartenere all’ambiente circostante, razionale e inquadrato, fatto di linee rette e diagrammi matematici, fluttuante sopra la superficie terrestre e contrastante con lo sfondo.
 
Rivela l’artista di aver realizzato questo lavoro dopo l’incontro con la partner della sua vita, figura femminile individualizzata e inafferrabile, emozionalmente ricca, morbida e sensuale, incuriosita, ma contrastante con la visione di un’esistenza controllata e regolabile, immaginata come pronta a fuggire via, lontano da lui.
 
Eppure l’occhio e i tentacoli della “pescia” vengono rappresentati come icone antropomorfe di organi sensoriali, lo sguardo, i capelli, che in contatto con l’ambiente  imprimono a questi la loro prepotente energia. Ed è come intravedere un lungo percorso in salita che gira intorno alla “torre”, in secondo piano sulla destra,  in cima alla quale elementi come l’“uovo” e la “mano” rappresentano la speranza di un nuovo che può nascere».
 
Recensione di Maria Rita Borrello

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