Collegamento Loppio Busa: la rischiosa attesa di un’opera strategica

Busa Arco

Il fascino della “Busa” attira ancora: fino a che punto, però, vale la pena attendere fermi in coda, 

magari durante un’afosa giornata d’estate, prima di tuffarsi nelle acque del Garda?

Fortunatamente le attrazioni sportive, fieristiche e le bellezze paesaggistiche che caratterizzano il Bassosarca sono ancora un buon catalizzatore di turisti, disposti comunque a sacrificare - fermi in auto- qualche ora in più della propria vacanza, per fare soli 20 chilometri d’inadeguato collegamento stradale.

Recenti casi di cronaca hanno, per contro, segnalato anche casi di turisti “meno pazienti” che, già nel primo weekend di maggio, con alternative “fai da te” per evitare le persistenti code verso e dal Lago di Garda, si sono infilati con la propria auto sulla ciclabile a Passo S.Giovanni, con conseguenti rischi per la sicurezza dei ciclisti in transito, salvo poi rimanervi bloccati.

Diverso invece è il caso dei residenti trentini che, a causa del traffico, sono quotidianamente costretti a perdere treni, importanti impegni di lavoro o a subire disagi ben più gravi qualora si presentassero esigenze medico-sanitarie.    

Ma quanto potrà andare avanti questa situazione di disagio che perdura da decenni e che colpisce indiscriminatamente chiunque debba spostarsi sul percorso che collega l’Alto-Garda?

Sono solo 25 i chilometri che separano questa splendida e rinomata zona dalla più vicina arteria autostradale (A22) o dalla stazione ferroviaria: tant’è che già dal 1925 era in funzione la RAR (“Rovereto-Arco-Riva”), la famosa linea ferroviaria a scartamento ridotto, rimasta in uso fino al 1936 (data della sua dismissione). All’epoca, non si possedevano certo gli attuali strumenti tecnologici, ma la volontà e la  determinazione fu comunque tale da permettere di superare una pendenza massima del 28 per mille e di percorrere tale tratto in poco più di un’ora.

Pare assurdo pensare che a distanza di così tanto tempo ed innovazioni tecnologiche, non si riesca a trovare idonee soluzioni che permettano tempi di percorrenza auspicalmente più brevi.

Da anni si parla del famoso collegamento Loppio-Busa e, nel corso dei decenni, su tale tema si sono susseguiti dibattiti, discussioni e proposte assai variegate: tunnel stradale lungo o corto; tunnel sulla Maza; variante stradale; ritorno alla ferrovia ed anche progetti di 30 anni or sono, come il tunnel sotto il Monte Stivo.

Nel corso dell’ultimo confronto del 28 aprile 2017, presso la Rocca di Riva, sono pure stati lanciati slogan propagandistici del tipo: nel 2021 l’Alto-Garda avrà la sua viabilità”, salvo però poi confermare che, dal prossimo mese di settembre, partirà un “concorso d’idee proprio per mettere allavoro la fantasia dei progettisti”.

In sintesi è scarsa la fiducia, da parte dei cittadini, nel rispetto della tempistica annunciata dalla Provincia, considerato che prima ci sono ancora molte questioni da risolvere (come ad esempio la bonifica della discarica della Maza) e che - a conti fatti - non sono ancora bastati 16 anni di discussioni, a rendere definitivi i progetti (mai concretizzati) di tale opera fantasma”, progetti che, è bene rammentarlo, sono già costati ben 628.027 euro!

La suddivisione dell’opera in unità funzionali autonomee la progressione in fasi”, come anche l’aggiudicazione di appalti, rappresentano “un avvio”, ma non costituiscono certo una garanzia di ultimazione complessiva dell’opera.

L’attesa, pertanto, sarà lunga almeno qualche altro anno e, nel frattempo, i disagi non potranno che aumentare, considerata l’inadeguatezza dell’attuale rete viaria, peraltro da anni già al collasso.

Insomma, lo scetticismo è diffuso tra i cittadini convinti che saranno eseguiti solo i lavori del primo lotto (quello di S. Isidoro) e che le future vicissitudini politiche, potrebbero comportare sconvolgimenti e ritardi, vista anche la progressiva diminuzione delle risorse pubbliche.  

In una zona vocata al turismo, allo sport, alle esposizioni fieristiche nonché ad eventi e manifestazioni e competizioni di livello internazionale, il Bassosarca, ancora privo di un idoneo collegamento, rischia così di perdere gran parte delle sue funzionalità.

A tale situazione di disagio, che vivono quotidianamente i cittadini dell’Alto-Garda ed i turisti perennemente in coda, vanno aggiunte la triste realtà dell’ospedale di Arco, unico rimasto in zona e peraltro colpito da continui tagli e possibili rischi per la gestione delle emergenze sanitarie.

A riguardo, è bene ricordare che la Provincia di Trento, dal 2012 ha smesso di acquistare nuove ambulanze, scegliendo invece di affidare la salvaguardia del bene in assoluto più prezioso (ovvero la vita), ad un esiguo numero di costose eliambulanze, delle quali fino al 20 giugno prossimo ne rimarrà utilizzabile 1 (una) sola

Ci si augura solo che, a fronte di periodi popolati da numerosi turisti dinamici, taluni praticanti anche sport estremi, non si verificheranno 2 emergenze sanitarie in contemporanea sul territorio trentino o in una zona particolare, come quella della Busa, dove - è bene ricordarlo - anche un semplice parto d’urgenza necessita di un trasferimento in elicottero.    

Agire per il Trentinofarà il possibile per rimanere a fianco dei cittadini ed ai loro bisogni, avvalendosi dell’efficace azione del proprio “coordinamento Alto Garda” per tener sempre viva l’attenzione su una rete viaria strategica, indispensabile per mettere in sistema l’economia, turismo ed esigenze sanitarie del Bassosarca.

Fabiano GEREON

(Coordinatore Alto Garda di AGIRE PER IL TRENTINO)

 

 

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