Posta a giorni alterni, Konsumer: «Attentato al servizio universale e allo stato sociale»

L'ad di Poste Italiane Francesco Caio

Il piano di Caio ha già portato al mantenimento dei soli prodotti finanziari in alcuni uffici. Premuti: «Se vogliono rinunciare al recapito, allora non si chiamino più Poste Italiane».

Prima il Piano di ristrutturazione che prevede la chiusura di 455 uffici postali, ora la proposta di recapitare la corrispondenza (compresi i quotidiani) a giorni alterni in 5.296 comuni. Poste Italiane non sa più dove tagliare il servizio di corrispondenza per aumentare i propri utili, e così riduce i servizi essenziali per i cittadini.

«È il Piano che l’ad Caio ha presentato – critica il Presidente di Konsumer Italia Fabrizio Premuti − figuriamoci se le notizie si possano leggere a distanza di 48 ore nell’era digitale, dove già dopo pochi minuti dall’avvenimento il fatto è disponibile online e non è più attuale».

A subire le conseguenze negative di tale intervento, oltre alla popolazione, sarebbero poi tutti i quotidiani e i periodici che, non avendo grossi editori alle spalle, vivono prevalentemente grazie agli abbonamenti dei propri lettori: «Siamo d’accordo con gli editori della Fieg che tale scelta rappresenterebbe «una palese violazione dei diritti di cittadinanza e del diritto all'informazione, negando l'accesso all'informazione quotidiana e penalizzando l'accesso all'informazione periodica ai cittadini di 5.296 (su 8.046) Comuni italiani».

Ma, oltre a questo, bisogna dire che il piano prevede anche la chiusura di quasi 500 uffici postali nei comuni italiani più piccoli: «Un ulteriore attentato a quello che era un servizio universale – prosegue Premuti − che, voglio ricordare, è pagato dalla collettività visto che ogni anno lo Stato riconosce a Poste Italiane centinaia di milioni di euro (nel solo 2015 è prevista una corresponsione di 260 milioni)...

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