Questione di colore

stupro di Rimini

Purtroppo quasi quotidianamente, in questa nostra Italia 2.0 si verificano orribili episodi di violenza; 

mi riferisco agli stupri, in particolare agli stupri di gruppo.

Quello di Rimini  ha sollevato, giustamente, un clamore mediatico immenso.

Tanti si sono stracciate le vesti, hanno gridato vendetta, sui social si sono sforzati di vomitare quanto più odio possibile, coinvolgendo in questa ondata furiosa l’intero popolo dei migranti, perché purtroppo di migranti si trattava, di ragazzi, poco più che ragazzini, che hanno affrontato un viaggio pericoloso per arrivare qui e poi si sono macchiati di un crimine violentissimo.

Ed è giusto indignarsi, chiedere giustizia, chiedere punizioni esemplari.

Io stesso mi sono augurato che l’Italia conceda l’estradizione verso la Polonia che non userebbe maniere gentili verso questi delinquenti.

Ci sta tutto!

Però…

Però c’è un però!

Questi episodi capitano di sovente e vedono come protagonisti non solo migranti ,ROM, extracomunitari…

Vi sono spesso, e sono i casi più frequenti, coinvolti ragazzi bianchi, di “buona famiglia”, i classici ragazzini che vedi giocare a pallone in un campetto, o organizzarsi per andare a mare.

Ragazzi che vanno a scuola, a volte lavorano anche duramente, insomma persone “normali”…

Normali solo apparentemente, perché all’improvviso si trasformano in lupi predatori e si mettono in caccia.

Adocchiano qualche ragazza, ragazzina e, a volte, bambina indifesa, e scatenano gli istinti peggiori.

Poco tempo fa un gruppo di questi giovani eroi ha violentato più e più volte una minorenne, e la cosa è venuta fuori dopo tempo, quando la vittima ha trovato il coraggio di denunciare.

Già, perché ci vuole coraggio per denunciare uno stupro fatto da bianchi, da italiani, da ragazzi che abitano nello stesso tuo quartiere.

E ci vuole coraggio perché la reazione del paese, del  quartiere è sempre la stessa: incredulità, sospetto che la ragazza si sia inventata tutto magari per nascondere qualche magagna.

E addirittura, ed è quello che si è verificato e si verifica sistematicamente, le stesse autorità minimizzano, definendo una “ragazzata” quello che in realtà è un crimine odioso.

E le stesse forze dell’ordine, carabinieri e polizia, cercano di non far denunciare…

Perché rovinare la vita di bravi ragazzi che hanno commesso una birichinata?

Una ragazzata?  

E se la denuncia va avanti, allora comincia il martellamento, la maldicenza…

La ragazza è una poco di buono, si divertiva a provocare, indossava abiti indecenti…

Insomma la colpa è la sua, solo sua.

Questa cosa ovviamente non capita se i colpevoli sono di colore o comunque stranieri.

In quel caso, subito si parla di pena di morte, di castrazione chimica.

Ora, io non voglio certo giustificare gli stupratori di Rimini, che spero di vedere in carcere per lungo tempo, visto l’orrore di quanto hanno combinato.

Vorrei però che non si facessero distinzioni di pelle, quando si tratta di delitti così infami.

Non sono ragazzate, sono orrori frutto di lucide scelte di vita, e ognuno deve prendersi la responsabilità di quello che fa, sia esso bianco, nero, europeo, africano, ROM o altro!

PS…vogliamo citare la piaga dei femminicidi?

Anche questi sono appannaggio pressoché esclusivo degli italiani, i famosi italiani brava gente….

Biagio Ciardiello

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