Disoccupati di tutti i paesi, unitevi!

Giovani disoccupati... un'ingiustizia sociale!

Questa rubrica, come s'intende dal titolo, è dedicata ai disoccupati.

Vogliamo dare spazio a quell'esperienza che in molti hanno fatto e stanno purtroppo facendo, con vari gradi di intensità e coinvolgimento, oltre che più o meno gravi ripercussioni sul proprio vissuto personale - c'è chi è arrivato al suicidio - e sulla società stessa (un danno incalcolabile paragonabile a un vero e proprio diluvio universale).

«L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro», sono le prime parole della nostra Costituzione. «La dignità dell'uomo è intoccabile», sono invece le prime parole della "Legge fondamentale per la Repubblica Federale di Germania". Ma, «Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, il lavoro che lo unge di dignità?», sono le parole di Papa Francesco nel suo storico discorso al Parlamento di Strasburgo.

Da qualche anno gira un'affermazione inquietante - provate a digitare il virgolettato "lavoro è morto" su Google - che è diventata la battuta ricorrente tra i protagonisti e le vittime di questo cambiamento epocale del mondo come lo abbiamo conosciuto: «Il lavoro è morto!». Che senso potrebbe avere allora una rubrica come la nostra? Come possiamo pensare di fondare la dignità umana su qualche cosa di morto? «Ci vuole fede!», direbbe qualcuno. Noi ci accontenteremmo di infondere un po' di fiducia nelle persone.

Vogliamo concorrere, con le nostre forze, a un ruolo che, stando all'art. 3 della Costituzione Italiana, dovrebbe essere della Repubblica: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Lo vorremmo fare però partendo dalla prospettiva di chi si ritrova, magari a 50 anni, disoccupato, o di chi "entra" nel mondo del lavoro per così dire, poiché dopo le prime esperienze "a gratis" che "fanno curriculum" deve subito fare i conti con questa mancanza di dignità. Vorremmo essere una piattaforma "smart", cercando di abilitare le persone a valorizzare i propri "skills" (talenti) in questo turbine di cambiamento sociale.

Ognuno è almeno leader di se stesso e potrà contribuire a dare un senso a uno spazio come questo. Vogliamo creare ponti tra le persone migliorando la comunicazione, perché crediamo che la dignità della persona è, in quanto tale! Essere persona. Trovare modo di dire, di esprimersi come tale (per-sona: la maschera degli attori nella commedia greca che serviva per amplificare la voce a favore del pubblico).

Ecco allora l'incipit della nostra rubrica: «Disoccupati di tutti i paesi, unitevi!». Chissà che da questo non nasca l'Associazione Internazionale Disoccupati Europei (A.I.D.E)?

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