In fuga dalla guerra, Ruth e Lory ringraziano la comunità trentina

In fuga dalla guerra, Ruth e Lory ringraziano la comunità trentina

TRENTO - Non sono molti i richiedenti protezione internazionale accolti in Trentino provenienti dalla Costa d’Avorio.

A novembre 2016 sono 86, dei quali 58 maschi, 26 donne e 2 bambini. La maggior parte di loro è arrivata dopo diverse soste in altri paesi e dopo aver attraversato in barca il Mediterraneo e in pullman l’Italia da sud a nord. Hanno dovuto lasciare il proprio paese a causa della guerra civile che nel 2011, come riporta la stampa del periodo, ha avuto come conseguenza fughe di massa e diversi morti abbandonati nelle strade.

Tra chi ha cercato di mettersi in salvo c’erano anche Ruth (nome di fantasia, ndr) che è scappata in Ghana e la sua amica Lory, che dopo aver attraversato vari paesi è riuscita ad arrivare in Tunisia. Ora queste due donne, come tante altre persone scampate alla morte, cercano di ricostruire la propria vita spezzata dalla guerra e dai traumi vissuti.

«Non direi mai a nessuno di rischiare la vita nel viaggio in barca attraverso il mare».
Mentre raccogliamo le tessere del mosaico che ricostruiscono la vita passata di Ruth, scopriamo che con lei a Trento è arrivata l'amica Lory (che lei chiama “sorella di sangue”) nell'aprile 2016 presso la Residenza Fersina. Hanno viaggiato in pullman, come solitamente arrivano in Trentino i migranti che vengono salvati dalle acque del Mediterraneo e poi dislocati sul territorio nazionale con criterio proporzionale alla popolazione.

Dopo un breve soggiorno alla residenza Fersina e alcuni mesi presso il Campo della Protezione Civile di Marco di Rovereto, ora le giovani ivoriane vivono a Trento dove condividono un appartamento con un’altra donna e il suo bambino originari della Nigeria.
Raccontare quanto ha vissuto negli ultimi cinque anni è molto difficile per Ruth. Da un lato teme che la gente non comprenda le ragioni del suo viaggio, dall'altro ci sono il dolore, la paura e la rabbia per quanto è successo e quanto ha vissuto.

Ruth però crede che raccontarsi possa aiutare sia ad abbattere pregiudizi e timori infondati sia a ricominciare a vivere superando i traumi passati. E così comincia ad aprirsi… Ripete più volte che a nessuno direbbe mai di tentare il viaggio in barca attraverso il Mediterraneo, vivendo l’angoscia che la barca possa affondare da un momento all’altro e con essa la vita. Una paura ancora viva dentro di lei. La affligge ancora, lo si nota nei suoi gesti, nel suo volto e nei suoi grandi occhi resi lucidi dalle lacrime.

In Ruth si alternano ansia e serenità, a seconda dei momenti di vita narrati. Oggi ha 29 anni e ne aveva 24 quando è scoppiata la guerra civile nella capitale del suo paese d’origine. Fino al 2011 la sua vita scorreva tra binari normali. Viveva con sua madre e tre fratelli, due maschi e una femmina e aveva un fidanzato. Si era diplomata e aveva inoltre frequentato un corso di formazione nel settore turistico e un tirocinio presso un’agenzia di turismo.

Ma la guerra ha interrotto bruscamente il sereno scorrere della vita di Ruth come di tante altre persone che sono scappate per sfuggire alla morte e alla distruzione. I suoi fratelli e la mamma hanno scelto di andare in altre città del paese; la sua amica del cuore, Lory, è andata in Tunisia, mentre lei è riuscita a trovare rifugio in un campo profughi in Ghana. Per circa 4 anni ha vissuto in quel paese soffrendo la fame e la miseria.

Ha quindi deciso di raggiungere Lory in Tunisia e dopo tre mesi sono partite insieme per la Libia, dove hanno vissuto per circa un anno. Sia in Tunisia, sia in Libia Ruth è riuscita a lavorare come colf presso qualche famiglia, ma ha subìto dei maltrattamenti e assistito a tante scene crudeli che le hanno lasciato dei traumi e hanno segnato profondamente la sua vita. A tutto ciò si è aggiunto il terribile “viaggio della speranza” in barca per arrivare in Europa.

Ruth non dimenticherà mai quei momenti e lo dice a voce alta. C’erano circa duecento persone sul barcone, partite con lei dalla Libia. Gente già disperata e poi terrorizzata da un viaggio con l’acqua tra i piedi nella barca. Poi il pianto di gioia, liberatorio, quando all’orizzonte è spuntata la nave con gli operatori della Croce Rossa Italiana. È seguito lo sbarco a Siracusa, il viaggio in Trentino e tutto il resto.

Scene che si susseguono nella mente di Ruth come appartenenti a una vita lontana. Adesso, infatti, tutto è nuovo per lei: il territorio con la sua gente, le sue montagne e il freddo mai sentito così forte, la lingua e la cultura italiana, la casa e tanto altro.
Tante le attività nelle quali la giovane ivoriana è coinvolta quotidianamente. Frequenta il corso di italiano, partecipa al corso di teatro promosso dal Cinformi e organizzato da Michele Torresani della cooperativa Progetto ’92, impara a cucire con altre donne di Gardolo nell’ambito delle iniziative promosse dalla cooperativa Arianna e ogni venerdì è presente al Forno sociale aperto presso la Casetta di Canova, dove si diverte a imparare a fare il pane.

È contenta della propria vita oggi, anche se assalita dalla nostalgia dei suoi cari e dagli incubi che ancora la perseguitano, in particolare quando è sola. Spera un giorno di superarli, di studiare, di trovare un lavoro, di costruirsi una famiglia e avere tre figli: magari due femmine, alle quali fare le treccine, e un maschio. Tutto in Italia, il paese che le ha salvato la vita.

L’amicizia che dà coraggio e speranza
Lory ha condiviso parte del viaggio dell'amica Ruth. È fuggita anche lei nel 2011 a causa della guerra civile nella capitale della Costa d’Avorio, ma dopo un lungo viaggio ha raggiunto la Tunisia. In quel paese ha vissuto alla giornata facendo pulizie e la babysitter, cercando di evitare l’incontro con la polizia poiché priva di documenti. Ha colto l’occasione di andare via dalla Tunisia assieme a Ruth che l’aveva raggiunta dal Ghana. Poi l’anno vissuto in Libia, quasi tutti i giorni con il timore di essere messe in prigione e morire. Dopo il viaggio sul barcone e l'arrivo in Italia, Lory ha cominciato una nuova vita in Trentino. Ha una laurea in lingua spagnola conseguita in Costa d’Avorio e la speranza di lavorare, un giorno, come interprete o traduttrice.

Fonte: www.cinformi.it

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