100 anni e due passi falsi

bandiera italiana solo a mezz’asta.

100 anni e due passi falsi

Ora che il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale è giunto e passato, pur tra le prevedibili polemiche, è arrivata forse anche per noi l‘ora di qualche considerazione in merito ai clamorosi passi falsi compiuti dai politicanti trentini.

E scriviamo politicanti a bella posta, per dare il senso esatto della minuscola statura politica e dei metodi raffazzonati cui ormai sono usi i rappresentanti locali che siedono nei vari consessi e che non esitano, talvolta a sproposito, a dare eccessivo fiato alle proprie parole dal sen cadute.

Cominciamo quindi dal primo clamoroso passo falso, ossia quello compiuto dal Presidente Rossi che ha emanato la disposizione di esporre, in occasione del centenario dell’entrata in guerra lo scorso 24 maggio, la bandiera italiana solo a mezz’asta.

Mezza via trentina, al solito, tra l’esposizione governativa del vessillo nazionale e la totale, mancata esposizione in salsa sudtirolese del tricolore.

La motivazione scelta da Rossi per tale decisione appare però francamente poco credibile, ossia quella che una guerra va ricordata per i caduti e le vittime civili.

Ed è risibile nella sua ricerca di una motivazione che fosse, più che condivisibile, inattaccabile perché se è pur vero che le vittime tutte vanno degnamente ricordate, è anche vero che vi sono momenti espressamente dedicati a tale ricordo e senza che vi sia veramente bisogno che se ne aggiungano artificiosamente altri.

La motivazione è tuttavia così politicamente corretta da divenire ineccepibile e di questi tempi ne è anche difficile la sua critica, come detto.

Ma la decisone è anche conveniente, perché strizza l‘occhio al quel due per mille, più o meno, di schutzen praticanti e ad un'altra percentuale vagamente definibile che non veste abitualmente braghe de ‘coram, ma che comunque costituisce una buona fetta della base elettorale del PATT cui il “Los Von Rom” non dispiacerebbe, soprattutto di questi tempi grami in cui il governo nazionale pare essere assai più propenso a bastonare i cittadini in molte e fantasiose forme, anziché tutelarli.

Governo nazionale che è stato poi prontamente investito dalle interrogazioni parlamentari in merito alla mancata esposizione del vessillo, mentre i vari quotidiani, dal Corriere della Sera finanche allaGazzetta della Sport hanno riportato con più o meno enfasi la notizia, mentre La7 mandava anche in onda un servizio mattutino con tanto di collegamento con l’Onorevole Michaela Biancofiore.

Sì, proprio lei, avete letto bene, tornata alla ribalta per discettare sulla bandiera a mezz’asta, o su nessuna asta come a Bolzano.

Insomma, una campagna mediatica che non mancherà di avere i suoi effetti a lungo termine.

Perché a ben vedere è questo il nocciolo vero della questione, non la bandiera più o meno esposta. Possibile infatti che il Presidente Rossi non abbia valutato la portata di un simile gesto?

Possibile che in un periodo storico come l’attuale e come mai prima, con l’autonomia trentina che viene messa continuamente in discussione da autorevoli esponenti governativi e politici che senza mezza termini affermano che è ora di finirla con le Regioni a Statuto Speciale, Rossi non abbia ritenuto perlomeno offensivo nei confronti di una massa di popolazione, e dei suoi rappresentanti politici di tutti i livelli, una simile presa di posizione?

Massa che, guarda caso, vota e costituisce quella che comunemente si chiama “opinione pubblica”.

Davvero Rossi non ha creduto che esporre le bandiere a mezz’asta, che lungi dall’essere interpretate come un segno di lutto per i sommersi e i salvati del 15-18 sono state invece ritenute lutto per l’annessione all’Italia, non costituirà un altro mattone del muro che si sta elevando nei confronti del mantenimento dell’autonomia?

Serve infatti a poco spedire la Protezione Civile trentina ai quattro angoli del globo, o dare soldi ai comuni confinanti del Veneto se poi viene demolito tutto d’un colpo con un'unica, disastrosa decisione mediatica il lavoro di anni.

A qualche lettore verrà poi a mente il patto d’acciaio sottoscritto – a parole- tra Rossi e Renzi in occasione della visita a Trento di quest’ultimo, e le parole di rassicurazione nei confronti dell’autonomia e che forse hanno dato al governatore la sensazione di avere le spalle coperte anche per gesti avvertiti chiaramente e distintamente come anti-italiani, ma anche qui alla tesi si contrappone subito l’antitesi: chi si fida davvero di Renzi e del suo governo?

E con tale poco amletico dubbio passiamo all’altro episodio avvenuto lo scorso 24 maggio, in tono assai minore in verità, ma che merita di essere ripreso e commentato per meglio fare intendere come vadano le cose dalle parti dei sostenitori, più o meno convinti, della piccola patria e dei malintesi e soprattutto peggio ricordati fasti imperial-regi.

Sempre il 24 maggio infatti in quel di Grigno la locale compagnia di schutzen posava un cippo che riproduceva identico, per foggia, dimensioni e finanche il colore, al vecchio cartello confinario austro-ungarico.

Compagnia schierata in costume tradizionale, bei discorsi e salva finale (con repliche serbe di fucili tedeschi della Seconda Guerra Mondiale, un dettaglio che non manca mai di provocare, almeno nel sottoscritto, una certa qual ilarità).

Ad ogni buon conto quello su cui vogliamo porre l’accento non sono gli aspetti esteriori, ma piuttosto i discorsi pronunciati in tale fausta occasione e che sostanzialmente avevano ad oggetto, come compiutamente riportato dai giornali locali, l’Europa dei popoli e l’Euregio, il tutto fuso idealmente in un unico “maelstrom” di popoli in cui i confini sono stati e saranno finalmente abbattuti.

Come, come?

Celebri l’abbattimento dei confini europei mettendo un cippo di un confine di 100 anni fa?

 Non so voi, ma al vostro cronista qualcosa non quadra.

Perché o vuoi i confini, vecchi o nuovi che siano, o non li vuoi.

Ma come detto il politically correct ha le sue regole, e al giorno d’oggi non puoi infatti dire che l’Italia ti fa schifo e vorresti andartene con l‘Austria, apriti cielo!

Ecco quindi il trucco: continuo a dire che sono per la pace universale, che voglio sentire l’Inno alla Gioia al posto di Fratelli d’Italia o dell’Inno Austriaco, che celebro i caduti di entrambi gli schieramenti e poi mi comporto come la pessima copia di uno standschutzen di Cecco Beppe, inveendo contro lo stato e i suoi rappresentanti, in divisa o meno.

Perché chi scrive ha sentito personalmente musicisti di una banda schtzen dare più volte degli ubriaconi agli alpini, salvo vedere poi li stessi musicisti riversi a terra la sera dello stesso giorno, vittima delle pinte del biondo nettare volgarmente noto come birra. Italiana anche quella, peraltro, perché fatta a Merano.

Ma una rondine non fa primavera, perciò torniamo al suggello di tali voli pindarici di affermazioni - che nulla hanno avuto a che vedere con i fatti occorsi in quel di Grigno – costituito dalla chiosa finale dell’onorevole Mauro Ottobre, intervenuto alla cerimonia in Bassa Valsugana definendo i portatori di braghe di ‘coram colà presenti “templari”, come compiutamente riportato dalla cronaca giornalistica peraltro talmente puntuale nel sottolineare certi passaggi dal fare supporre che la comicità dell’insieme, più che casuale, sia stata cercata.

Ad ogni modo, mentre auguriamo di cuore agli ardimentosi schutzen di Grigno di non fare la fine dei templari veri vogliamo infine sottolineare come, dato che la politica più che l’arte del compromesso in questi ultimi anni pare essere quella del cerchiobottismo, per usare un espressione cara aMontanelli nelle scorse settimane la giunta provinciale abbia anche assicurato il proprio appoggio incondizionato alla Adunata Nazionale che si terrà, come appare ormai sempre più probabile, a Trento nel 2018.

Raduno che si terrà presumibilmente tra sventolio di bandiere, inni d’Italia a più non posso, fanfare alpine di ogni sorta e via discorrendo, checché ne dicano coloro i quali in questi giorni si affannano a scrivere lettere ai giornali contro la ricorrenza.

Vedremo allora cosa ne diranno Ottobre e il vice comandante degli schutzen de noantri, quel Corona presente proprio a Grigno e che l’alpino è bene ricordare lo ha fatto anche lui, eccome.

Attendiamo (anche noi. ndr) l’evento con ansia!

di Carretta Luigi

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