Principali fonti di PM10, «riscaldamento civile e industriale»

Principali fonti di PM10, «riscaldamento civile e industriale»

Nel precedente articolo (Che PM10 respiriamo, mangiamo, beviamo? L'inquinamento che non sapevamo) abbiamo trattato le emissioni da traffico veicolare.

Sono tra le principali (è anche per questo che sono previsti limiti alla circolazione ai veicoli più inquinanti in molte città italiane nel periodo invernale), ma ovviamente non sono le uniche.

In questo articolo tratteremo le emissioni di PM10 da riscaldamento.

Il processo di combustione genera polveri sottili in particolare se si utilizzano combustibili solidi perché hanno più difficoltà a bruciare completamente: un combustibile liquido o meglio ancora se gassoso si combina molto meglio durante il processo di combustione.

Nel caso della combustione il particolato altro non è che le ceneri più sottili trascinate lungo il camino dai fumi.

Il livello di particolato dipende, ipotizzando l'utilizzo di biomassa vergine, dai seguenti fattori:
- qualità della biomassa in ingresso
- processo di combustione (qualità della caldaia)
- sistema filtrante al camino

La selezione della biomassa in ingresso e una buona caldaia dotata di sistema filtrante possono ridurre fino a 100 volte la quantità di polveri sottili emesse!

Come si misura il potere inquinante dei vari combustibili?
Al fine di classificare il livello di emissione di particolato si utilizza il cosiddetto “fattore di emissione” che rapporta la quantità di particolato (misurata in grammi) per energia prodotta misurata in Gigajoule (1 Gigajoule equivale a circa 278 kWh).
Esistono in rete varie pubblicazioni in merito al fattore di emissione: noi ci limiteremo a esporre i valori medi trovati, tra l'altro molti simili. In fondo ci interessa identificare l'ordine di grandezza.

Il fattore di emissione (g/GJ) varia da un massimo di 500 per uno scarico in camino aperto, 250 per una stufa tradizionale a legna riducendosi poi fino a 70 per una stufa a pellets o cippato (30 se utilizziamo la migliore tecnologia a disposizione).
Se utilizzassimo però il gasolio per riscaldarci, il fattore si abbasserebbe ancora di molto fino a 5; con il metano addirittura a 0,5-0,2.

Per un impianto a biomassa legnosa di taglia medio grande (superiore ai 10 MW) il fattore di emissione, grazie ai filtri adottati sui fumi, risulta molto simile a quello del gasolio (con valori compresi tra 3 e 5) e può scendere fino a 1,5 se si adottano filtri multiciclone e trattamento a calce.

Il confronto metano/biomassa depone a favore del metano: a parità di energia prodotta un impianto a biomasse di taglia media può produrre una quantità di PM 10 che varia fino a 25 volte di più, ma che può scendere fino a 3 volte se si utilizzano le migliori tecnologie a disposizione.

I dati del metano molto buoni sono in parte contraddetti da alcune pubblicazioni che indicano il metano come fonte non trascurabile delle PM10 e delle più pericolose PM 2,5 nel caso di combustioni nelle centrali a turbogas di grande potenza 780 MWel. (Vedi "Centrali termoelettriche a gas naturale. Produzione di particolato primario e secondario", di Nicola Armaroli e Claudio Po). Si tratta di impianti molto grandi, ma il dubbio che la combustione del metano a utilizzo industriale produca PM 10 e PM 2,5 in misura non trascurabile esiste.

Nel presente articolo non prendiamo in considerazione le emissioni dello specifico impianto che verrà costruito a Novaledo, ma ci riferiamo a valori trovati in rete per impianti similari; ci riserveremo in un prossimo articolo l'esame più dettagliato dell'impianto di Novaledo che, dalle prime informazioni acquisite, ci risulta dotato della migliore tecnologia filtrante.

Il prossimo articolo sarà dedicato alla stima delle PM10, emesse nell'abitato di Novaledo, prodotte dall'utilizzo del riscaldamento a legna: in aggiunta al traffico veicolare (già trattato in un precedente articolo) sarà un altro parametro per il confronto con le emissioni del costruendo impianto a biomasse.

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