Le PM10, un killer silenzioso

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VALSUGANA - Il recente dibattito in merito al costruendo impianto di cogenerazione alimentato a biomassa legnosa in quel di Novaledo ci ha dato lo spunto per realizzare una serie di articoli informativi sull'argomento con l'intento di rendere più divulgativa una materia molto complessa e attrezzare il lettore con argomenti che d'abitudine (e non è il caso) sono demandati a esperti e tecnici dalla non facile comunicazione.
 
In particolare ci siamo posti l'obiettivo finale di stimare l'impatto inquinante aggiuntivo, causato dalle polveri sottili, paragonando le nuove emissioni dell'impianto a biomassa al numero di passaggi di TIR in modo da ricavarne un metro di confronto comprensibile.
 
La domanda che ci siamo posti è la seguente: il nuovo impianto emetterà polveri sottili come 100, 1.000, 10.000 o più TIR in transito? Un proposito non di semplice attuazione; al fine d'essere comprensibili al grande pubblico - che leggerà questi articoli, ma che anche, come tutti, è fornito di un apparato respiratorio (due polmoni) ed è bene che sia consapevole dell'aria che respira - faremo alcune semplificazioni tutte comunque ben specificate.
 
Per facilitare il confronto ci siamo limitati a considerare l'elemento inquinante più pericoloso per la salute umana e già purtroppo ben presente in Valsugana come dimostra la figura 13, tratta da "Tutela della qualità dell'aria: zonizzazione della Provincia di Trento e classificazione delle zone (Artt. 3, 4 e 8 del d.lgs. n. 155 del 13 agosto 2010)": il particolato comunemente chiamato polveri sottili.
 
Lo studio sarà esposto in più puntate: vi anticipo gli argomenti:
 
- Ma le PM10 che cosa sono? (oggetto del presente articolo)
 
- Le principali fonti di emissione delle PM10.
 
- L'impianto previsto a Novaledo.
 
- Stima comparativa delle emissioni dell'impianto di Novaledo con un ipotetico incremento di traffico pesante.
 
 
Ma le PM10 cosa sono?
 
Cosa intendiamo con il termine generico particolato o polveri sottili? Si tratta di polveri emesse nell'aria sia da eventi naturali come per esempio i pollini, le eruzioni dei vulcani, sia da attività antropiche (traffico veicolare, processi di combustione di vario genere, lavorazioni industriali, ecc...). Le particelle vengono comunemente classificate attraverso il loro diametro equivalente misurato in micron (ci vogliono 1000 micron per fare un millimetro):
 
il particolato ultrafine ha particelle di diametro inferiore a 0,1 micron; il particolato fine ha particelle di diametro compreso tra 0,1 fino a 2,5 micron; il particolato grossolano ha particelle di diametro compreso tra 2,5 fino a 10 micron; Il particolato ultragrossolano ha particelle di diametro superiore a 10 micron. 
 
Inoltre i termini PM10, PM2.5 e PM0.1 vengono utilizzati comunemente per indicare tutto il particolato con diametro minore o uguale rispettivamente a 10, 2.5 e 0.1 micron. Sono particelle estremamente pericolose per la salute. La pericolosità del particolato è inversamente proporzionale alle dimensioni del sue diametro in quanto più le particelle sono piccole (PM2,5 o inferiori) e più s'insinuano, attraverso gli alveoli polmonari, nel sangue e poi attraverso il sangue in tutto il corpo, facilitando col tempo la formazione di masse tumorali
 
La contaminazione da particolato fine sarebbe, a detta di alcuni medici, la concausa di malattie cardiovalscolari e anche di malattie degenerative quali il morbo di Parkinson e il morbo di Alzheimer. Le normative in vigore, per le diverse tipologie di fonti inquinanti, pongono limiti ai livelli di PM10 intese come l'insieme di polveri sottili senza distinguere ulteriormente quelle di diametro inferiore ai 10 micron. 
 
Non è chiaro l'effetto combinato che potrebbe nascere considerando i diversi inquinanti in aggiunta alle PM10 (NOx, SO2, ecc...) e neppure se detti limiti tutelano adeguatamente gli organismi più deboli dei bambini. Inoltre il particolato si può formare anche nella fase successiva al processo di combustione in seguito a reazioni chimiche che coinvolgono particolari composti chiamati precursori, come per esempio NOx, SO2, NH3 e i composti organici volatili (COV), che possono reagire con l’ozono.
 
In definitiva meno particolato si produce e meglio è...
 

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