Un giorno che non sarà ricordato come "19 aprile"

Ecatombe di Sicilia - La Cava
L'ecatombe delle circa 900 vittime nella notte, tra sabato e domenica, scorsa a circa 60 chilometri a nord della Libia, come già era stato per Lampedusa nell'ottobre del 2013 quando morirono 368 persone in fuga da guerre, violenze e persecuzioni o il naufragio della scorsa settimana in cui sono state perse 400 vite o
 
i 200 migranti naufragati sulle rocce stanotte nei pressi di Rodi e 3 di loro, fra cui un bambino sono morti, dovrebbe far passare in secondo piano ragioni territoriali di sicurezza e di recriminazione sui “privilegi” dei poveri che non sarebbero concessi in egual misura a "noi" italiani.
 
Dovremmo spalancare le porte e accogliere tutti quelli che scappano da morte certa. Sentirli talmente nostri fratelli da ricordare la data di quella tragedia come ricordiamo l'11 settembre, una tragedia "nostra". 
 
Può darsi che tra loro ci siano malintenzionati, persone non proprio educate secondo gli standard di comportamento occidentale, ma persone da salvare rimangono. Noi, come già fecero gli eroici abitanti di Lampedusa, non possiamo scegliere di chiudere le braccia all'accoglienza. Il resto si vedrà poi, in seguito e troveremo anche il modo di "aiutarli" a casa loro, se sarà possibile.
 
Intanto, chiudere le porte in questo nostro mondo attuale è come uccidere. Non lasciamo che la Morte - come l'ha abilmente disegnata Domenico La Cava - vinca la scommessa sul definitivo oblio dei nostri valori nazionali che ci vengono dalla storia e forse anche dalla genetica. L'Italia, popolo di naviganti, artisti ed eroi, è chiamata ad aprirsi all'accoglienza. Quando la facciamo, lo sappiamo, siamo un popolo eccellente.

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