La tortura in Italia non è reato

La tortura in Italia non è reato

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per quanto accaduto durante l'irruzione alla scuola Diaz nel corso del G8 a Genova il 21 luglio 2001.

L'azione degli agenti di polizia coinvolti nel pestaggio e negli arresti illegali dei no-global «deve essere qualificato come tortura». Ma non finisce qui perché ora l'Italia dovrà attrezzarsi con una legge che punisca il reato di tortura. Tale falla legislativa ha infatti permesso ai colpevoli di restare impuniti.

«Questo risultato – scrivono i giudici della CEDDU – non è imputabile agli indugi o alla negligenza della magistratura, ma alla legislazione penale italiana che non permette di sanzionare atti di tortura e di prevenirne altri».

Così l'Italia si scopre rimasta ai tempi dell'Inquisizione con delle leggi che non superano il Malleus Maleficarum, un testo del 1487 che indicava come far confessare le sospette di stregoneria, vista allora come una forma di satanismo.

Per fare un esempio più recente possiamo ipotizzare che il comportamento “legale” degli agenti di polizia che nella scuola Diaz hanno messo in scena una vera e propria macelleria messicana, avesse potuto trovare supporto ideologico in quel manuale della tortura rimasto top-segret per oltre trent'anni, ma agginto dalla Cia alla lista dei documenti da rendere pubblici nel gennaio 1997.

Il Kubark Counterintelligence Interrogation spiega e approfondisce le tecniche di tortura nel condurre un interrogatorio ed era stato abbondantemente finanziato dall'agenzia investigativa americana che mirava al miglior risultato nell'ottenere collaborazioni forzate e notizie riservate da chiunque fosse ritenuto in possesso di dati utili agli Usa.

Pare esagerato paragonare un interrogatorio Kubark nei confronti di un membro di un'organizzazione comunista clandestina e il pestaggio di un no-global da parte di un celerino che gli vuole far confessare dove hanno nascosto le mazze e le molotov, anche se Guantanamo ha pur mostrato al mondo la faccia sporca di un'America incravattata.

Diciamo che la preparazione psicologica di un agente della Cia e quella di un agente della polizia italiana non sono allo stesso livello; un colloquio di intelligence non prevede (ufficialmente) e non può considerare "legali" frasi del tipo: «parla bastardo o ti ficco il manganello su per il c...».

La condanna della Corte di Strasburgo però non fa differenza tra tortura psicologica e “manesca” e speriamo che pure la futura legislazione italiana, messa in campo in risposta alla condanna europea, riesca a riconoscere la tortura come reato a tutto campo.

Firma per far introdurre il reato di tortura

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