Torta di funghi

Torta di funghi

Perché si uccide?
Forse per amore
Forse per odio
Forse per follia
O forse solo
Per fissare un sentimento
Un’emozione.

L'occasione non era proprio delle più felici. Era morto lo zio Gustavo, al quale era molto affezionata, il prete stava predicando da ormai venti minuti, durante le esequie. Lei, seduta nel primo banco a destra, si girò con l'aria annoiata e s'imbatté con lo sguardo nel magnetico volto di lui, prestante, con i capelli neri tirati indietro con il gel, l'incarnato abbronzato e gli occhi grigi nei quali si perse in rapita contemplazione.

Da quel momento non lo mollò di vista per tutto il tempo del funerale e, anche durante la processione che accompagnò il feretro fino al campo santo, non smise di girarsi per guardarlo. Gabriella non era più giovanissima, ma si teneva bene, le si sarebbe dato si e no ventisette anni invece dei suoi trentacinque. Il tempo di gettare un pugno di terra sul feretro infossato, girarsi, e lui era sparito.

Non c’era più, ovunque si girasse a scrutare tra le tombe, tra la gente che scemava piano verso le uscite laterali.

- Ma tu lo conosci? Sai chi è? – chiese ansiosa alla cugina Elisabetta.
- No, Gabry, mi spiace. Non so immaginare chi potesse essere. Certo, l’ho notato. Proprio un bel maschione. Ma chè? Ci stai facendo un pensierino?
- Non dire cavolate. Solo mi chiedevo chi fosse, non mi pareva essere un parente.
- Magri è uno dei cugini dalla Germania, venuti apposta per i funerali dello zio.
- Già, può darsi.

Dopo il giorno del funerale Gabriella non era più la stessa. Aveva preso a fare lunghe passeggiate da sola, girava sempre sopra pensiero con l’aria di chi avesse in testa un complicatissimo problema matematico e tentasse di risolvere a mente equazioni a tre incognite. Di colpo si decise per delle passeggiate in montagna.

Si attrezzò di tutto punto e, al sabato e la domenica, partiva, zaino in spalla, per lunghi giri sull’Appennino. Già che c’era, divenne una cercatrice di funghi formidabile anche se, i funghi, non le piacevano punto. Raccoglieva solo dei grandi funghi con il cappello rosso costellato di puntini bianchi in rilievo. Le piacevano poiché assomigliavano ai funghi di gesso che sua nonna teneva in giardino assieme a Biancaneve e ai sette nanetti.

La sera, una volta a casa, li puliva e li tagliava a fettine sottili per poi metterli a seccare. Certo, non li cucinava, il sapore dei funghi la disgustava, pensava però di utilizzarli per qualche cosa di buono da preparare per sua cugina, un giorno che ne avesse avuta voglia.
In un paio di mesi i funghi seccarono tanto che si polverizzavano a maneggiarli, lei li mise tutti insieme in un mortaio e, con un quarto d’ora di pestaggio, ne ottenne un chilo di farina scura che utilizzò per impastare una crostata di mele.

Lei odiava le crostate di mele ma, pensò, la darò a mia cugina. Capitò di lì a un paio di giorni che sua cugina Elisabetta le fece visita, lei le offrì una fetta di torta che questa consumò felice e, di colpo, morì. Gabriella si agitò solo un poco, chiamò l’ambulanza, fece sparire la torta, pianse e pregò con i parenti per la precoce dipartita della cugina e andò al funerale.

Pareva una sposa che entra in chiesa aspettandosi di trovarvi lo sposo. Per tutto il tempo delle esequie mantenne un imbarazzante sorriso ansioso mentre continuava a girarsi attorno frugando con lo sguardo alla ricerca di lui. Fu nel momento della tumulazione che si diede per vinta... lui non c’era, non era venuto!

Fu in quel preciso istante che scoppiò in un pianto dirotto, urlando come una mucca alla quale avessero strappato il vitellino da latte. Tutti le furono vicini a consolarla, anche un pochino meravigliati per quel sentimento verso la cugina tenuto così ben nascosto fino a quel momento. Si spiegarono però il contegno che la poverina aveva tenuto durante il funerale. Di certo non era in se per il dolore della separazione.

Uno zio le suggerì di prendersi una vacanza e le offrì di passare una settimana in Germania dai suoi cugini e, come d’incanto, Gabriella recuperò la calma e la serenità perdute. Potere della solidarietà parentale.

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