«Commercio d'armi e migrazioni forzate mettono a rischio la pace»

migrazioni forzate

«Noi – ha detto il Papa - possiamo osservare in questo campo esperienze tra loro opposte.

Da una parte, storie stupende di umanità, di incontro, di accoglienza; persone e famiglie che sono riuscite a uscire da realtà disumane e hanno ritrovato la dignità, la libertà, la sicurezza. Dall’altra parte, purtroppo, ci sono storie che ci fanno piangere e vergognare: esseri umani, nostri fratelli e sorelle, figli di Dio che, spinti anch’essi dalla volontà di vivere e lavorare in pace, affrontano viaggi massacranti e subiscono ricatti, torture, soprusi di ogni genere, per finire a volte a morire nel deserto o in fondo al mare».

«Il fenomeno delle migrazioni forzate – ha osservato - è strettamente legato ai conflitti e alle guerre, e dunque anche al problema della proliferazione delle armi, di cui parlavo prima. Sono ferite di un mondo che è il nostro mondo, nel quale Dio ci ha posto a vivere oggi e ci chiama ad essere responsabili dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perché nessun essere umano sia violato nella sua dignità.

Sarebbe un’assurda contraddizione parlare di pace, negoziare la pace e, al tempo stesso, promuovere o permettere il commercio di armi. Potremmo anche pensare che sarebbe un atteggiamento in un certo senso cinico proclamare i diritti umani e, contemporaneamente, ignorare o non farsi carico di uomini e donne che, costretti a lasciare la loro terra, muoiono nel tentativo o non sono accolti dalla solidarietà internazionale».

«Signori Ambasciatori, - ha concluso il Papa - la Santa Sede dichiara oggi a voi e ai Governi dei vostri rispettivi Paesi la sua ferma volontà di continuare a collaborare affinché si compiano passi in avanti su questi fronti e in tutte le strade che conducono alla giustizia e alla pace, sulla base dei diritti umani universalmente riconosciuti. Nel momento in cui inaugurate la vostra missione, vi rivolgo i miei auguri più sentiti, assicurando la collaborazione della Curia Romana per l’adempimento della vostra funzione.

E mentre vi esprimo nuovamente la mia riconoscenza, invoco volentieri su di voi, sui collaboratori e sulle vostre famiglie l’abbondanza delle Benedizioni divine».

«Grazie». (Radio Vaticana)

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