La prima volta di Giuno

Forza Gino!

Affossata, dentro al materasso ad acqua color rosa carne, abbandonata come un pezzo di gelatina sul ripiano del frigo, in attesa del gatto, Giuno, futurista, disegnava su di un’improbabile e bramosa retina, un cipresso svettante nel bel mezzo dell’avvallamento, all’incontro di due rigonfie colline.

Pareva piuttosto che due balene si baciassero, allorché il baleno (maschio) tenesse la barba. Lì, al convegno cruciale, fulcro passionale, di quella marina effusione si stagliava palpitantel’origine du monde” di quella pazza. Apposta l’aveva messa lì in bella mostra; passasse, non si sa mai, qualcuno.

Come arnia mellifera avrebbe attratto la linguaccia procace dell’orso ingordo e anche Giuno avrebbe così prodotto artisticamente, secondo l’arte teorica, onanistica, che era andata costruendo negli anni, quel congiungimento con “il”, la relazione, non importa quanto durevole, “con”… sarebbe stata Giuno, perché conosciuta!

Paradossalmente una tal massa vivente soffriva di inconsistenza esistenziale. Un tal volume umano disperatamente in cerca di un suo peso specifico, rifiutando ogni ipotesi di nomadismo di caccia, aveva adottato la tattica della Dionea Muscipula. Lei, la pianta, in attesa del malcapitato insetto che avrebbe fatto scattare il suo sistema di cattura attiva, pregustava divertita la digestione che ne avrebbe fatto, assorbendo da lui tutte le sostanze utili al suo progetto.

Capitò! Gino Peretti, 45, assistente domiciliare della Coop. Soc. “Ti do una mano”, di mani ce ne mise due a divaricare i coscioni di lei, già in sollucchero comatoso prima ancora che la penetrasse. E Gino pompò e pompò, giacché gli era un bel po’ che non pigliava. Il materasso ad acqua, alquanto usurato da un prolungato decubito, non resse alle sollecitazioni, data la gran massa inciuffata di Giuno e Gino (che di peso morto non si poteva dire…) e nel bel mezzo si crepò, schizzando violento tra i chiapponi di lui, stretti com’erano tra gli zamponi di lei, mentre Gino generoso veniva.

Diglielo tu agli spermatozoi del Gino com’è che si deve fare ad andare contro corrente… novelli capitoni in cerca del Mar dei Sargassi si tuffarono tutti insieme in quella gran vagina della Giuno e, nuota che ti rinuota, giunsero in breve al cospetto di un bell’ovulone rotondo e voglioso che n’accolse sei per rifiutarne tre milioni.

Meno di due minuti e già il faccione paonazzo del Gino, con l’espressione beata del beota, veniva fagocitato dalle zinne aereostatiche di Giuno mentre questa ansimava felice per il goduto amplesso. 

Richiamato al suo dovere d’assistente, trascorsa l’ora pattuita, Gino si levò, s’asciugò e rivesti e con un colpaccio fragoroso sul culone della Giuno la salutò: «Se vedemo bella!», e quella col cuore gonfio di gioia estatica, si sperticò a complimentarsi col taurino Gino per la prestazione di poc’anzi: «A’Ggino… te nun se’nn’homo. Se’n cono». «Statte bbona Ggiuno – disse il Gino – che mò hé mi moje ad averce er cono… anzi due! Perciò acqua ‘n bocca… nun parlà! Ciò er lavoro de sarvà!».

Se n’andò Gino, e Giuno disegnò stavolta un gran budino su di un tavolo inzuppato, rosa color carne… tutto bagnato. 

L'Origine du Monde 
Dimensions : 55 cm x 46 cm; Matériaux : Peinture à l'huile sur toile; Date : 1866; Artiste : Jean-Désiré-Gustave Courbet; Lieu : Musée d'Orsay - Courbet; Rez-de-chaussée - Section 7; Région en relation : Paris (France); Acquisition : (1995)

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