I calzettoni di Natale

calzettoni di lana

Erano gli anni trenta del novecento quando a Sanremo

città che in seguito sarebbe divenuta della musica e dei fiori, un bocciolo sbocciava dal frutto proibito.

 Non fu mai precisato se egli fosse germogliato dall’allora seme della vergogna (in un tempo ricco di falso puritanesimo…) o del sentimento travolgente tra una giovanissima ragazza e un gendarme.

 Una cosa è certa quella creatura concepita in quel periodo e nata sotto il segno della passione sarebbe stata dominata dalla poesia e dall’Amore per le cose della vita.

 Come le gemme più preziose, quelle che generano i fiori più puri, i più belli, il padre creatore ebbe breve vita e salì tra i cherubini senza essere a conoscenza dall’esistenza del frutto del grande Amore sbocciato tra lui e   quella fanciulla di rarissima bellezza e pura come un giglio …ebbene sì! “Era stato generato un figlio”.

Il Bambino, a sua volta (al quale daremo un nome di fantasia: Nanni) essendo figlio di una ragazza madre a quei tempi venne tenuto in gran segreto e crebbe in un collegio di suore tra freddo, stenti e vicissitudini, tant’è che egli stesso parlava del ricordo di sé, del suo vissuto dicendo:

Stampato sul muro, coi colori del fuoco

era quel freddo e tristissimo camino

seppure non leniva per niente ne scioglieva la brina

dall’anima e dalla mente (…) di zia Caterina

ne scaldava il reale gelo dell’inverno trentino! M.R.R.

In sintesi per il fanciullo, il non essere stato riconosciuto a causa del fatto che la zia Caterina (sorella del padre) alla vicenda era rimasta indifferente e tenne con sé un tale segreto fino alla vecchiaia, fece sì che nel frattempo il povero Nanni trascorresse la sua infanzia in un orfanotrofio tra i bambini meno abbienti.

 

Passarono gli anni e Il giovane Nanni, senza iniziale successo, tornò più volte a Sanremo alla ricerca della parente collaterale nella speranza di potere conoscere l’austera zia dalla lordosi pronunciata che nonostante il suo aspetto fisico intanto si era   sposata seppure non fosse riuscita a provare la gioia della maternità.

In sostanza, per farla breve, la zia era l’opposto del fratello che a sua volta era stato un bel giovane alto e dal portamento distinto, proprio come suo figlio Nanni!

Trascorsero gli anni e giunse il momento in cui l’anziana Caterina, oramai rimasta vedova, vuoi perché sentiva la morte vicina, vuoi perché la cattiva coscienza le procurava: Inquietudine, ansietà, paura del giudizio divino e forse perfino dolore, o ancora, chissà per coscienza kantiana accompagnata dalla stessa celeberrima legge morale, venne spinta a cercare il nipote oramai divenuto un uomo.

Il tempo, dicono, essere il migliore dottore, sebbene l’Amore negato non torna mai indietro, cosicché Nanni crebbe così bravo e buono da riuscire a perdonare chi sapeva e aveva taciuto e che intanto, forse nel magro tentativo di ripulirsi la coscienza (…) chi sa!?  Gli fece un lascito;

l’oggetto ereditato fu una vecchia casa nel cuore della città di Sanremo che Nanni, fortunatamente riuscì rapidamente a vendere; datosi che malauguratamente in seguito, destino volle, che l’abitazione (che era stata della zia Caterina…) svalutasse nelle mani del nuovo acquirente e finisse desolatamente all’asta.

Rita, la giovane Mamma di Nanni, di origini trentine, faceva la cameriera nella città dei fiori quando conobbe e si innamoro di Giorgio, il gendarme…

Fu un Amore bello e corrisposto e in quel battito di ciglia fu concepito Nanni per tutti sorpresa e meraviglia.

La ragazza madre, scoprendosi dapprima da sola, incinta e successivamente mamma di un bambino da sfamare, dovette lavorare perciò non potendolo tenere con sé fu costretta a istituzionalizzato presso un collegio dove amorevoli suore si occupavano dei Fanciulli trovatelli.

 Saltuariamente qualche zia (parente di Rita) residente in zona andava a visitarlo e di tanto in tanto gli portava qualche indumento di vestiario.

Durante una di queste visite una familiare, del bambino (la zia Fina) si accorse che il povero Nanni aveva dei geloni ai piedini e chiese spiegazione alle suore della carità al riguardo di un paio di calzettoni di lana che lei stessa aveva regalato al nipotino per Natale.

Qui trovo doverosa e mi sia concessa una piccola parentesi : Auspico che questo vissuto d’altri tempi possa servire di lezione ai tanti bambini di oggi che vivono nel benessere e magari fanno pure i capricci e che di certo non hanno né i geloni ai piedini né tanto meno devono temere che un paio di calzettoni di lana ricevuti a Natale  possano rischiare di innestare una guerra tra bambini poveri e infreddoliti stipati in un gelido stanzone del collegio con a muro un camino immaginario(…)ehi ricordatevi che loro la play station non ce l’ avevano, e si nutrivano di “quel poco che “passava il convento”!

Tornando alla vicenda dei calzini spariti in collegio, non avendo dalle suore risposte ragionevoli ed esaustive la zia Fina decise di confrontarsi con gli altri parenti e con la stessa mamma del piccolo Nanni, alcuni zii in quella occasione decretarono di prenderlo con sé e promisero alla riconoscente Rita di crescerlo e farlo studiare come meglio avrebbe potuto.

Come si dice?  “La sofferenza se non ti uccide ti fortifica” e fu proprio quello che accadde al giovane Nanni che malgrado tutto conobbe Maria, una splendida ragazza dai capelli colore corvino, con lei avviò un’attività di arte tipografica e insieme misero su una splendida famiglia.

 Dal loro Amore nacquero due figlie: Romina e Erina che a sua volta li resero nonni felici di tre nipoti, un maschio e due femmine: Giulio, Giada e Gioia.

Il lavoro di Nanni non era poi così distante dal suo modo di essere in quanto egli fu una buona penna capace di esprimere i più nobili sentimenti e trarre da essi quanto di più bello un poeta dall’abile mano può essere stato capace di elargire al mondo;

 Egli intrecciava oggetti, visioni e passioni nell’attimo in cui, prima di svanire dalla sua immaginazione, tutto quanto lo circondava prendeva forma e si fondeva tra pensieri, paesaggi, fantasia, parole, arte e poesia (…) si perché nella filosofia di vita del poeta l’arte del rimare prese la forma di euritmia.

Così quella magia dava l’iniziazione alla mano dell’autore che rimaneva come imprigionato e rapito della sua stessa virtù.

Cari lettori questa mia voce narrante racconta di un Uomo che si è fatto Amare e saputo circondare d’Amore; di una coppia che tutto quello che ha avuto nella loro, seppure breve vita, se lo è guadagnato col sudore della fronte;

Eh sì questo è stato il caro Nanni che all’aspetto materiale ha anteposto l’amore per il prossimo e in particolare per la sua famiglia e che con la sua piuma d’orata ha saputo esprimere con maestria storie ed emozioni d’altri tempi, storie dei tempi durante i quali i bambini venivano messi a dormire con una fiaba del nonno Nanni.

Concludo dicendovi che io ho conosciuto Nanni e la sua famiglia, ringrazio Romina, una delle figlie, per avermi resa partecipe di questa avvincentissima storia e sottolineo che questa è una vicenda vera sebbene per motivi di privacy ho usato nomi di fantasia.

Non so dove sia adesso Nanni benché desidero attraverso una folata di vento che nasce nella costellazione di Pegaso   mandargli i miei salutie consegnargli questo messaggio:

Ciao Nanni e grazie per questa tua ispirazione, la mia mano è qui che esegue il tuo volere perché è risaputo che:

Niente avviene per caso” tant’è che Goethe ci lasciò scritto:

“Chi desidera capire la poesia

deve recarsi nella terra della poesia

chi desidera capire il poeta

           deve andare nella terra del poeta”!

 Io non so se veramente ho compreso te e la tua poesia, quella dei   tuoi monti abitati da Gnomi portafortuna e Fate Maliarde (…)

 so soltanto che nella tua terra ci vivo oramai da molti anni e che ti ho voluto bene!

Grazie Nanni, Padre e Maestro della Poesia del trentino.

Maria Rosa Rosato 23 novembre 2017

 

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