Festival dell'Economia: "Le donne pagheranno meno nei negozi"

donne

Le donne guadagnano meno degli uomini a parità di lavoro?

 Pagheranno meno nei negozi: questa l’iniziativa lanciata in occasione del Festival dell’Economia.

Se l’idea, – ci dice Elena Sester, Vice coordinatrice Prov.le di Agire per il Trentino – dichiaratamente a metà tra provocazione costruttiva ed esperimento, tocca un tema – o meglio un’ingiustizia – assolutamente da risolvere, cioè che, a parità di qualifiche e mansioni, le donne sono pagate mediamente meno degli uomini (in Italia la differenza è stimata in 6,5%), nella sostanza rivela una contraddizione di fondo delle paladine delle pari opportunità.

Alla presentazione dell’iniziativa hanno partecipato l’assessora provinciale alle Pari Opportunità Sara Ferrari, l’assessora regionale Violetta Plotegher e la ‘consigliera di parità’ Eleonora Stenico.

La contraddizione che si vuole evidenziare è che, alla fine dell’operazione, il divario salariale resta ma viene rattoppato con buoni sconto per i quattro giorni del Festival.

Inoltre, si fa passare l’antipatica idea che, in quanto donna, alla fine saranno spesi inevitabilmente in shopping. 

Sinceramente, è un risultato che non ci saremmo aspettati da chi, nell’aula consiliare, rivendica la propria posizione di avanguardia nella lotta ai cosiddetti ‘stereotipi di genere‘, di fatto alimentandone uno dei più diffusi.

L’iniziativa è, inoltre, volontaria: commercianti e artigiani possono aderire volontariamente, con lo sconto applicato a carico dell’esercente.

Se effettivamente questo gap salariale è noto e quantificato anche in Trentino, allora riteniamo che dovrebbe essere la Provincia stessa a farsi carico di questa differenza e non i commercianti volontari.

Naturalmente, sarebbe sempre una mezza vittoria (o una mezza sconfitta a seconda dei punti di vista) perché equivarrebbe ad ammettere che la politica (e dove sono in questo frangente i sindacati?) non è stata in grado di creare le condizioni affinché un datore di lavoro retribuisca il proprio lavoratore non in base al sesso ma in base alla qualità del lavoro svolto.

Inoltre, sono diverse le situazioni non considerate: non si calcola, ad esempio, il valore del lavoro di cura non retribuito che le donne costantemente prestano in casa ai familiari.

Tant’è che siamo convinti la donna debba richiedere il ‘part time’, riducendosi lo stipendio ma anche i versamenti contributivi.

Per queste ragioni, non critichiamo l’iniziativa che, comunque, ha raggiunto il suo scopo provocatorio ma preferiamo credere che non basti un buono shopping per dare dignità al lavoro, che sia femminile o maschile.

È per questo che ci rivolgiamo alla politica affinché torni ad occuparsi in maniera credibile di lavoro e meno di ‘stereotipi di genere’, dove alla fine rischia di incartarsi su se stessa.

Elena Sester 
Vice Coordinatrice Prov.le di Agire per il Trentino

 

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