Castel Selva

Castel Selva

In cima alla verde collina

un castello smagliato

configge la carne del cielo.

L'hanno assaltato e squassato

quel truce castello i miei padri,

mordendolo col piccone

della disperata disperazione.

 

Ogni sasso han spaccato

con la fame cupa dei ladri,

in cima alla verde collina

a due passi dal cielo.

 

Sul dorso della collina,

vestito di erba novella,

è restato ben poco:

rimasta è la bianca mestizia

del gelsomino;

e un cherubino

ultimo della milizia

colla spada di fuoco.

 

II

Castel Selva è sventrato;

ed ha sparpagliato sul prato

viscere di Signoria.

S'è sparso l'urlo di Giana,

vergine in due spaccata,

sul rosso pietrame;

ed il selvaggio roveto

copre di spine e di fiori

il sepolcreto

d'infranti amori.

 

Adesso, che il sole si spegne,

adesso rimane

il frantumo di un sogno

di là della cinta sbrecciata.

 

Rimangono stecchi di mura

sotto i cieli splendenti;

come tizzoni roventi

della grande paura.

 

Aprile 1963

 

Mario Bebber, Libro delle tre scritture, Nicolodi Editore, dicembre 2005, Rovereto, Trento, pp. 57-58

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