Sui CETA: Dalzocchio della Lega e Binelli di Agire si dichiarano delusi

Ceta

Martedì 25 luglio 2017 il Senato si dovrà pronunciare sulla ratifica del CETA

l’oramai più che famigerato accordo sul commercio e lo scambio fra l’Unione Europea e il Canada; si vocifera su di un possibile rinvio del voto in autunno dovuto specialmente, come nel caso della riforma dello ius soli, alle difficoltà in cui versa l’attuale maggioranza parlamentare.

È ormai futile rielencare tutte le criticità di quest’Accordo scandaloso, che andrà ad incidere negativamente sul nostro processo democratico e sulle politiche sociali.

Tuttavia è invece indispensabile cercare di capire complessivamente l’atteggiamento triplo-giochista dell’attuale compagine di governo provinciale: lo scorso febbraio l’unico europarlamentare della nostra Regione, l’onorevole Herbert Dorfmann(Svp, alleato del centro-sinistra e del Patt), ha votato a favore della ratifica europea del CETA; a fine giugno poi il senatore Francesco Palermo, membro del Gruppo Autonomie (lo stesso in cui siedono Franco Panizza capo indiscusso del Patt, il sindaco fantasma di Dro Vittorio Fravezzidell’Upt e i membri della Svp), ha votato contro la sospensiva del CETA in Commissione Affari Esteri; e pochi giorni fa i capigruppo di Patt e Upt in Consiglio provinciale a Trento, Lorenzo Ossannae Gianpiero Passamani, avevano presentato una mozione contro il CETA subito dopo ritirata inspiegabilmente in fase di discussione.

Tutto ovviamente obbedendo senza discutere ai diktat del Pd; sembra una telenovela, ma questa è la realtà!

Inoltre è importante ricordare che abbiamo anche un membro illustre al Comitato per le Regioni dell’Unione Europea, ovvero Arno Kompatscher (Svp, governatore del Trentino Alto Adige e della Provincia autonoma di Bolzano) al quale andrebbe posta la seguente domanda: come mai né tale organismo né il nostro rappresentante hanno fatto nulla contro il CETA, soprattutto in riferimento all'articolo 27 del testo che praticamente obbligherà proprio le Regioni (autonome e non) ad applicare tale Accordo?

Capiamo che il Cdr sia un organismo poco incisivo (dal momento che, pur avendo al suo interno 537 dipendenti e 353 membri, si riunisce circa cinque volte in un anno costandoci ben 87 milioni di € all’anno) e che il nostro rappresentante debba accontentare i capricci del Pd e del Patt, ma l’art. 27 del CETA ha creato senza dubbio le condizioni per far prendere posizione su tale argomento contro la rappresentanza europea delle regioni e chi si vanta di essere “autonomista”.

Purtroppo la nostra rappresentanza in questione ci ha parecchio deluso, al pari di quella al Parlamento Europeo e a quello nazionale; comunque sia, se passasse il CETA, una bella fetta di responsabilità per tutte le conseguenze negative che ne deriveranno sarà sicuramente da attribuire anche a chi a livello locale si vanta di essere autonomista ma che evidentemente lo è solo nel proprio simbolo di partito.
 
 
Mara Dalzocchio e Sergio Manuel Binelli

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