Prima assemblea di Agire: un successo di pubblico

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A distanza, quindi, di neanche anno dalla sua costituzione - 18 giugno 2016 – Agire, oggi,  (sabato 13 maggio 2017, per chi legge

si è riunito per la prima assemblea provinciale e sono già diversi i coordinamenti in giro per il Trentino.
 
A moderare, magistralmente, la giornata è stato il Dott. Roberto Pergher, coordinatore organizzativo, davanti a una platea gremita di persone proveniente da tutte le zone del Trentino. Dopo aver espletato tutte le formalità legate allo Statuto e al regolamento dell’assemblea, è arrivato il momento del discorso dell’unico candidato a Coordinatore Politico: Claudio Cia.


 
Un discorso durato circa 30 minuti dove si sono ripercorse tutte le fasi del Movimento, partendo dalla sua costituzione per arrivare alla presentazione del suo ultimo coordinamento, quello dei Trentini dal Mondo.
 
Diversi gli ospiti in sala, Fugatti, Bezzi (arrivato nel pomeriggio), Poletti, Kaswalder, Dalledonne e altri Sindaci tra i qui Villaci.
 
Gli interventi sono stati brevi ma concisi e tutti con l’augurio che Agire diventi una realtà importante nel panorama politico provinciale. Vedendo la partecipazione che c’è stata oggi, sembrerebbe proprio di si.


 
Il leader di Agire, il consigliere provinciale Claudio Cia, ha relazionato sugli sviluppi e gli obiettivi del Movimento e ha posto l'accento sulla qualità dell'onestà, sulle contraddizioni del sistema politico trentino, su come recuperare la legittima disaffezione della gente e sull'abbattimento di alcuni tabù.
 
Durante la pausa pranzo si è proceduto con la votazione del Coordinatore Politico e dei Garanti del Movimento. Gli eletti per i Garanti sono: Bonatti Walter, Peruzzini Paolo e Salvini Tiziano, i primi due del Coordinamento di Trento, il terzo del Coordinamento dell’Alto Garda. L’eletto come Coordinatore Politico è stato Claudio Cia.
 
Nel pomeriggio spazio alle relazioni con i temi politici al centro dell'Assemblea: Lavoro, Insicurezza sociale, Famiglia, Autonomia, Economia e Salute/Sociale lanciati dai cinque membri del Movimento delegati per l’occasione: Nancy Tarazona, Sergio Manuel Binelli, Andrea Borzaga, Michele Azzetti e Gian Piero Robbi. La discussione, da oggi, continuerà sulla piattaforma AIRESIS, all’interno del sito di Agire.
 
Di seguito l’intervento del Neo Eletto Coordinatore Politico Claudio Cia:
 
“Agire” è ripartire dall’onestà
Il 18 giugno 2016 AGIRE si presentava per la prima volta in pubblico. Partiti in 13, a meno di un anno, siamo qui in tanti a celebrare la prima Assemblea provinciale del movimento. Attualmente si sono costituiti diversi coordinamenti qui presenti con i loro coordinatori, alcuni territori sono invece rappresentati da referenti, che pregherei di presentarsi poiché li possiate guardare in faccia, sentire le loro voci, per me la migliore testimonianza di cosa sia Agire, non il movimento di “Cia”, ma vostro, delle persone del popolo, gente comune, gente onesta. (si presentano i 7 coordinatori e 2 referenti con poche parole… anche per dare il tempo alle persone di incuriosirsi di quello che dirai dopo…)

Il movimento di Agire ci ha fatto crescere nella consapevolezza di condividere responsabilità e destino comuni rispetto ai valori che ci ispirano. Vorremmo essere un pizzico di lievito nella pasta della politica, per rigenerarla, restituendole la dignità di cui è stata spogliata. Lo facciamo con umiltà, ma con determinazione, consapevoli dei nostri limiti e dell’assoluta necessità di ripartire dall’onestà con trasparenza e coerenza, valori non negoziabili, qualità personali e non di gruppo, in quanto ogni persona ha nome e cognome e la sua responsabilità.

I fatti, anche di questi ultimi mesi, che hanno vergognosamente coinvolto la politica, come la finanza, ci aiutano a riconoscere chi cammina sulla strada dell’onestà.

Si rimane delusi e disarmati, a volte, ascoltando persone, magari tra i più giovani, dire che “la politica e la finanza fanno schifo”, e come non sentirsi colpiti guardando con i loro occhi lo spettacolo rivoltante della politica?
In tutta onestà, non possiamo escludere a priori la presenza di persone discutibili in ogni forza politica, come di alcuni che interpretano furbescamente il loro operato in politica, scandalizzando i cittadini che per questo provano un senso di repulsione. Ci sono politici che sfruttano il loro ruolo per fare affari, soddisfare “piazéri e piazeròti”, annaspando anche nel torbido dietro il paravento garantito dal ruolo istituzionale ricoperto. Spesso nell’elargire i loro “piazeroti” scordano di riconoscere che sono solo dei “diritti” da onorare.

È dal 2009 che sono in politica, prima come Consigliere comunale e ora come Consigliere provinciale. Più mi ci addentro,  più mi accorgo che in Trentino la mafia, non esiste solo perché si ha paura di parlarne, di denunciarne le subdole forme. Ciò che rammarica è che in Trentino, ahimè, a interpretare logiche mafiose non di rado è la politica stessa. Vi sono alcuni personaggi che hanno costruito un sistema di potere, con cui modellare norme funzionali alla soddisfazione di interessi di pochi a scapito di quelli di tutti, dare vita a società finalizzate a celare i loro interessi, inventare bisogni e pretesti per giustificare l’uso di denaro pubblico - il nostro denaro -, piazzare fedelissimi a presidio di posti strategici, punti cardine del sistema per garantirsi la gestione del potere.

Come ogni mafia che si rispetti, abbiamo la nostra omertà che ci mantiene ostaggi di un sistema politico fatto di padroni, geniali nell’ubriacarci di promesse che, per una sorta di sindrome di Stoccolma, porta loro a essere anche osannati e premiati nelle urne. Uomini di potere, un potere che fa paura. Ma, se noi siamo qui è perché non vogliamo rassegnarci alla paura. Camminiamo sulla strada dell’onestà per mostrare un nuovo modo di essere e di agire in politica.
Onestà che ci fa attenti a ciò che è veramente importante per il cittadino, partendo dagli ultimi, guardandolinegli occhi senza doverci vergognare.

Non intendiamo ignorare, lasciare indietro, e nemmeno illudere nessuno. Per noi non ci sono cittadini più degni di altri e vorremmo che nessuno debba mai più essere costretto a indossare maschere per timore, o per compiacere chi detiene il potere. Il politico non è più grande e più importante del cittadino che lo ha eletto, semmai è vero il contrario, e noi stiamo con chi “serve” governando, e non con chi governa servendosi degli altri.

Non ci rassegniamo alla cultura della delega “tout court”, non ci facciamo dettare l’agenda politica dalle ideologie, né tantomeno dalla logica delle segreterie dei partiti che da tempo hanno rinunciato ai valori etici. Alla politica non chiediamo miracoli, ma che quel poco richiesto sia fatto bene e con onestà.

Farsi carico dei sentimenti di rabbia e di delusione che tanta gente trentina esprime perché privata di certezze, di prospettive, di sicurezza sociale e di uguaglianza, non è, e non deve, essere mero populismo. Non è per guadagnarci un posto lassù in alto che siamo di Agire, che ascoltiamo di nuovo quella parte di mondo che il centro sinistra ha smesso da tempo di ascoltare, concentrato com’è a rincorrere, difendere, incrementare, ed estendere il suo potere, anziché occuparsi indistintamente dei bisogni di ciascun cittadino. Da anni chi governa il Trentino è artefice di una politica non trasparente che disinforma ad arte e discrimina chi non si allinea, causando emarginazione e sofferenza. Se non sei dei loro, vieni ostacolato, non considerato, trattato come un cittadino di serie B, un suddito con solo gli obblighi fiscali.

Oggi la vera sfida è quella di prendersi cura della dignità delle persone, a prescindere dalle idee che manifestano. L’ardore per la dignità di ognuno deve guidare il nostro agire di cittadini prestati alla politica.

Quattro temi mi stanno a cuore soprattutto, e li considero le direttive principali che devono orientare l’impegno di ciascuno di noi in Agire: il lavoro, l’insicurezza sociale, la Famiglia, e l’Autonomia.

Lavoro
Il lavoro, fondamento dell’art. 1 della nostra Carta Costituzionale, è l’essenza della dignità, perché dà la capacità di mantenere se stessi, la propria famiglia, di guardare con orgoglio i figli, e di partecipare alla crescita del territorio. Senza il lavoro l’esistenza è marchiata dalla sofferenza e dallo sguardo annebbiato sul futuro. Chi non ha un lavoro è spesso vittima di approfittatori, sciacalli travestiti da benefattori, che offrono percorsi di riqualificazione senza sbocchi, o impieghi lavorativi solo a bassa retribuzione. Un triste esempio lo abbiamo nel moderno sfruttamento di giovani in cerca di occupazione, lusingati da progetti per la lotta alla disoccupazione giovanile, oggi arrivata al 27%, finanziati con denaro pubblico, giovani non di rado sfruttati come manodopera a costo zero. Non possiamo farci complici di chi vorrebbe sdoganare l’idea di lavoro dove si chiede di dare il massimo per essere pagati il minimo. Chiediamo opportunità lavorative uguali per tutti e non scorciatoie ad personam. Nostro obiettivo, rifiutando false soluzioni, è la creazione di nuovi strumenti per favorire la ripresa economica e, di conseguenza, nuove opportunità, con posti di lavoro non assistiti dalla Pat, che possono essere a termine. Non crediamo in certe politiche “innovative” che dopano il mondo del lavoro, bensì in nuovi modelli di redistribuzione del lavoro. 

Non siamo per il reddito di garanzia, ma per politiche che diano la garanzia di un lavoro onesto, perché chi è senza lavoro non vuole la carità, ma che sia riconosciuta la sua dignità.

Insicurezza sociale
L’insicurezza sociale, che condiziona tante vite, è legata in larga misura a scelte politiche che hanno spinto frange di popolazione ai margini della società, privandole di prospettive e capacità di costruire il proprio futuro, in un Trentino sempre più segnato da un rapido cambiamento tuttora in essere. Il senso d'insicurezza ci condiziona, e ora, al timore di perdere il lavoro e la casa, di non ottenere la pensione, di cadere malati senza potersi curare, si aggiunge quello di venir aggrediti per strada, sui mezzi pubblici e perfino in casa. È una drammatica realtà che alimenta la paura. Non si tratta solo di una semplice percezione di insicurezza, come qualcuno va dicendo. Negarla o minimizzarla serve solo a esasperare gli animi e a creare situazioni di insofferenza che sfociano, a volte, in atti che non riflettono il vero animo dei Trentini.

La politica dell’accoglienza indiscriminata, a tutti i costi, è parte di questo problema perché è stata incapace:

  • di porre regole e limiti adeguati, dai quali non si deve derogare,
  • di programmazione politica e gestionale adeguatamente finalizzata a prevenire situazioni di povertà e degrado,
  • di prevenire frizioni e ingiustizie sociali,
  • diaccompagnare i migranti accolti, alla comprensione della vera realtà vissuta nel nostro territorio che non è quella del paese del bengodi, come evidentemente si aspettano.

Ai richiedenti asilo abbiamo concesso di tutto e di più, ma abbiamo scordato di non illuderli, di immergerli nella nostra vera realtà, e di esigere il rispetto delle norme che regolano la vita della nostra comunità. Crediamo davvero che questo modo di accogliere sia rispettoso dell’uomo, della sua dignità e delle differenti identità?

Papa Francesco giustamente richiama al dovere cristiano e civile dell’accoglienza. La politica ha, però, il compito di governarla e ciò presuppone l’onestà intellettuale di riconoscere ed esigere il rispetto dei propri limiti per non alimentare false aspettative che inevitabilmente vengono disattese, con il rischio di coltivare rabbia, vendetta, frustrazione, depressione, aggressività, caricando di negatività chi è accolto in questo sistema. È urgente cambiare strategia, fare nostro il forte richiamo che tutte le conferenze episcopali africane e persino alcuni governi, hanno rivolto ai loro giovani, affinché non abbandonino il loro continente verso avventure che li espongono a pericoli, sfruttamento, dolore, delusione e, purtroppo e troppo di frequente, a morte. Questo deve perseguire e dire la politica. Per questo deve lavorare, se non vogliamo che le persone che accogliamo e che dichiarano di avere dei problemi, si rivelino un grande e ingestibile problema sociale. Già oggi lo è sotto gli occhi di tutti.

Famiglia
Sono stanco di una politica dell’immigrazione che ci viene propinata come espressione di umanità e generosità, ma che in realtà ha come fine ultimo quello di modificare la composizione di una popolazione che da decenni sta promuovendo la cultura per cui la maternità è vista come la più grande minaccia - ostacolo per una donna che lavora. Il nostro non è più un Paese per mamme. I dati parlano chiaro: negli ultimi cinque anni in Italia i casi di mobbing da maternità sono aumentati del 30 per cento. Secondo le ultime stime dell’Osservatorio Nazionale Mobbing, solo negli ultimi due anni sono state licenziate o costrette a dimettersi dal loro posto di lavoro ben 800mila donne. Almeno 350mila sono quelle discriminate per via della maternità, o per aver avanzato richieste per conciliare il lavoro con la vita familiare. Ecco cosa succede alle lavoratrici da poco diventate madri, considerate dalle aziende “meno produttive”, dunque da scartare. Sempre secondo l’Osservatorio, 4 madri su 10 vengono costrette a dare le dimissioni per effetto di “mobbing post partum”. E poi ci rammarichiamo della bassa natalità che porta inesorabilmente a una società che invecchia.

La politica spesso si trova a dibattere sulla famiglia, legifera per essa, la tira in ballo in ogni campagna elettorale con proclami che fanno intendere che la si vuole difendere, promuove e sostenere. Ciò che sbalordisce è che se a parole le viene riconosciuto di essere la «materia prima» della nostra comunità, nei fatti ci sono politici di centro sinistra che la osteggiano e che non vogliono sbilanciarsi nel chiarire cosa intendono loro per famiglia: questo fa sì che di fatto le politiche per la famiglia siano indirizzate a una identità indefinita. È un’ambiguità volutamente cercata per preparare il comune sentire a un’idea di famiglia senza fisionomia, all’uso di detto termine a favore di qualsiasi tipologia di unione che, ora, rivendica anche l’accesso all’adozione di bambini.

Ritengo che ogni persona debba sentirsi legittimata, rispettata, e non giudicata nell’esteriorizzare e vivere la propria affettività. Questo per noi non deve significare prestare il fianco a politiche che assecondino ogni pretesa di chicchessia.

Demolire il mondo dei bambini, quello fatto di mamma e papà, è un crimine contro la parte più fragile e più silenziosa dell’umanità. Difendere il diritto del bambino a vivere nel suo mondo naturale non significa essere contro qualcuno. Un saggio pediatra di Trento, ebbe un giorno a scrivere: «esistono da un miliardo di anni cellule “maschili e femminili”, “paterne e materne” e le madri hanno un ruolo specifico per la nascita e la crescita dei figli. Ruoli di padre e di madre sono legati a differenti ormoni e strutture del cervello”. Dunque non complichiamo le cose semplici e anche qui, come nei cibi, cerchiamo di rimanere nel “biologico e naturale”… non abbiamo diritti di proprietà sui figli, non possiamo “avere un figlio” solo per realizzare il nostro bisogno di genitorialità».

Su questi temi non dobbiamo essere tiepidi, né ambigui. Fermezza, chiarezza, rispetto devono contraddistinguerci da chi vuole una società liquida in cui annullare la famiglia naturale. Non è facile, ma dobbiamo essere un segno di distinzione nel mondo dell’odierna politica. Dobbiamo il nostro coraggio ai nostri figli. Ecco dove siamo diversi da Pd, Upt, e Patt!

Autonomia
Siamo diversi anche nel considerare e vivere la nostra autonomia. Per noi è il luogo dove ogni individuo e ogni comunità rimangono i protagonisti del proprio futuro, custodi del loro proprio passato, promotori di valori e culture che li identificano e li differenziano. Non esiste autonomia speciale se non si considera speciale ogni angolo del nostro Trentino, tanto più quando c’è la consapevolezza di avere un patrimonioda preservare e trasmettere. Una politica che aumenta le imposte e nel contempo spoglia i territori di opportunità e servizi, è contraria a questo concetto di autonomia.

Leader di partiti storicamente territoriali, nell’assecondare spinte centraliste, stanno barattando da tempo il nostro futuro per le loro ambizioni. Ci stanno svendendo per il loro misero piatto di lenticchie.

Quando si parla di Autonomia, molti sono soliti citare Alcide Degasperi, ma sono incapaci di ricalcarne le orme. I valori che hanno guidato i suoi passi sono stati rottamati da questi tromboni della politica che di fatto hanno trasformato il Trentino in una specie di riserva indiana col suo capo tribù, con leccapiedi che non perdono occasione di manifestare la loro pochezza.

L’autonomia del Trentino è patrimonio di tutti, non appannaggio di una singola forza politica. Per questo va promossa e valorizzata a partire da ognuno di noi. Conservarla dipende dalla nostra volontà di agire con rettitudine in ogni contesto in cui viviamo e lavoriamo. È un tratto peculiare e distintivo che non può mancare in chi riveste ruoli istituzionali, piccoli o grandi che siano. È una necessità unita alla capacità di ascoltare i cittadini dei territori che sono il cuore pulsante dove nasce, cresce e si perpetua l’autonomia; autonomia nei vari ambiti: sanità, scuola, agricoltura, foreste, allevamento, artigianato, industria, terziario nelle varie sue espressioni, e volontariato.



Conclusione
Noi ci proponiamo di essere coloro che intercettano la speranza dei cittadini. Il nostro agire costituirà i passi della strada che insieme vogliamo percorrere.



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