Il cinque Maggio

ramo del lago di Como

«Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno…»

Ma quando mai qualcuno ha guardato al mezzogiorno d’Italia?! Ma che stai a di', a Manzoni?!

Esiste un pezzo di storia il cui fascino non conosce tempo, ci narra di due grandi personaggi le cui vite si sono intrecciate arricchendosi di nuance tra leggende e realtà, passato e avvenire, letteratura e poesia, passioni e gravi lutti.

Uno di questi, figlio di… Giulia Beccaria, nato dall’unione di lei col marito Pietro Manzoni, il suo nonno materno, Cesare Beccaria è stato un filosofo, economista, giurista e letterato italiano, figura di spicco dell'Illuminismo, noto per avere stilato il primo trattato di diritto penale dal titolo Dei delitti e delle pene”. In questo breve saggio il marchese di Gualdrasco e di Villareggio s'interrogava sulla modalità dell’accertamento dei delitti battendosi contro la pena di morte e la tortura, a sua volta il suddetto lavoro ispirò il nostro, allora nuovo, codice penale e i padri fondatori degli USA.

Oggi, cari lettori, ve ne racconto a modo mio e racconterò in futuro, se la storia riuscirà ad appassionarvi nel modo in cui spero. Come affermò Rossella O'Hara nel film drammatico via col vento del 1939 con Clark Gable (il suo amato Rhett Butler…) con alle spalle la casa avvolta in lingue di fuoco e fiotti talmente gialli da sembrare limoni acerbi che bruciano tremendamente sulla pelle ferita nel flash over della vita: «Domani è un altro giorno si vedrà!».

Vi darò un piccolo aiuto, questa lirica fu scritta di getto da uno dei più grandi padri del romanticismo subito dopo essere venuto a conoscenza, leggendo la ”Gazzetta di Milano” del 17 luglio 1821, della morte di Napoleone Bonaparte (altro personaggio di cui ci occuperemo in futuro) avvenuta dodici giorni prima:

«Ei fu. Siccome immobile, Dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro, così percossa, attonita, la terra al nunzio sta…», Alessandro Manzoni.

Svelato ogni dubbio? Il titolo di questa lirica è “Il cinque Maggio”. Proprio lei una tra le più belle odi del poeta e scrittore, dalla vita talmente lunga da essere presente alle nozze di Napoleone e Maria Luisa avvenute il 2 aprile 1810 e in seguito nel 1861 avere il privilegio di vedere nascere l’Unità d’Italia.

Si narra che a un certo punto, mentre si svolgevano le suddette nozze, il Signore di Moncucco non riuscendo più a trovare Enrichetta, sua moglie, che a quanto pare si era persa tra la folla parigina venne colto da panico e spaventosa disperazione seguita da l’agorafobia, tale vissuto divenne per lui a tal punto insopportabile che decise di rifugiarsi in cerca di conforto nella chiesetta di San Rocco dove si racconta che grazie alle sue preghiere insieme alla sua sposa abbia ritrovato anche la perduta fede.

La notizia curiosa è quella che ci è stata tramandata a mo' di leggenda, per meglio dire, che assieme alla moglie e le sue misteriose sparizioni… per merito di una voto da lui fatto alla Madonna il riconoscente e devoto Manzoni viene segnato come persona e come scrittore con la firma della sua ardente fede.

In realtà l’esito della conversione al cattolicesimo è da attribuire a due padri scolopi chiamati rispettivamente Degola e Tosi, i sacerdoti giansenisti che seppero dare all’allora ateo o forse, mi verrebbe da dire, agnostico (?!) Alessandro le risposte di cui aveva bisogno per credere…. Quando si dice: “Il mistero della fede”!

La sua fu una lunga vita, agiata e privilegiata, Manzoni di fatto, come sopra accennato, si poté pure annoverare tra i presenti, nel 1861 quando finalmente si erigeva il tricolore quale simbolo di una Nazione unità… da lì a poco tempo dopo ai bambini nelle scuole italiane verrà insegnata una deliziosa letterature per l’infanzia ispirata al patriottismo come per esempio quella de “il libro Cuore” di De Amicis o ancora il “Pinocchio” di Collodi.

Di sicuro il nobile Alessandro in fatto di audacia ed eroismo non si è certo sprecato, ma è comprensibile la sua posizione in un clima storico e politico come quello dei moti carbonari del '48 etc. Ai letterari di allora non furono permesse grandi libertà espressive e di stampa tanto che lasua ode del marzo 1821 venne soffocata assieme ai tumulti e pubblicata postuma soltanto in tempi piú maturi.

Rimane il fatto che a tutt’oggi il modo di scrivere di Manzoni come ne “I Promessi sposi” viene dato in pasto ai nostri figli a scuola e quando loro ci chiedono o chiederanno ancora «perbacco perché devo studiare questo indigeribile mattone obsoleto di Manzoni?», la risposta sarà e dovrebbe essere, perché il suo modo di scrivere è davvero unico e a oggi rappresenta per la nostra cultura della lingua italiana il capo saldo ideale per fare approcciare i ragazzi verso la letteratura italiana, insomma, concludendo come egli stesso ci insegnò «Le parole fanno un effetto in bocca e un altro negli orecchi e non sempre ciò che viene dopo è progresso».

Maria Rosa Rosato

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