Che fine ha fatto il progetto per la dialisi portatile “Dharma”?

americana EasyDial

Nel marzo 2017 ebbe ampio risalto mediatico

la notizia che l'azienda americana EasyDial aveva scelto di insediarsi sull’Altopiano della Vigolana per produrre una valigetta portatile, alimentata a energia solare, che avrebbe consentito a chi soffre di insufficienza renale cronica di effettuare l’emodialisi ovunque, senza doversi recare in ospedale o in clinica.

Apparecchiatura ideata dall’ingegnere elettronico italo-americano Renato Giordano, di origine trentina, ex dializzato in quanto portatore di trapianto renale.

Sicuramente una bella notizia per i tanti dializzati presenti sul nostro territorio, ma anche per le opportunità di lavoro che tale realtà assicurava a giovani e residenti dell'Altopiano: la previsione infatti, era quella di assumere subito 15-20 persone, che sarebbero diventate 45 nel medio termine e 80 in 5 anni.

A Vigolo Vattaro era stato individuato il capannone per la produzione di tale dispositivo, mentre l’Unità Complessa di Nefrologia e Dialisi dell'Ospedale Santa Chiara di Trento sarebbe stata coinvolta direttamente nei test medici, propedeutici alla nuova produzione.

Prima di avviare tale sperimentazione, risulta che l’APSS abbia inviato alcuni operatori sanitari della stessa Unità per un training a Los Angeles.

Il resto del personale, nel novembre 2017, ha invece partecipato ad un percorso informativo sull'apparecchiatura tenuto da alcuni ingeneri collaboratori dell'ing. Giordano.

La prova dell’apparecchiatura ha avuto luogo nel mese di dicembre 2017 e da subito ha manifestato delle criticità, tant’è vero che anche il personale coinvolto e formato ha manifestato una certa riserva.

Sull’unico paziente resosi disponibile alla sperimentazione si sono verificate delle importanti problematiche che hanno costretto alla sospensione immediata del trattamento dialitico e della sperimentazione stessa; e pensare che lo studio doveva durare 125 giorni.

La stessa metodica è stata introdotta e subito abbandonata anche all'ospedale S. Matteo di Genova.

A questo punto, nonostante l’Assessore Zeni abbia speso parole di elogio e sostenuto il progetto assieme al primario dell’Unità Complessa di Nefrologia e Dialisi, sorge il dubbio che si sia avviata una sperimentazione con apparecchiature non testate e per di più prodotte da un’azienda entrata nel mercato del settore dialitico con questo solo prodotto.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:
1. Come è possibile che l'azienda multinazionale EasyDial sia entrata nel mercato del settore dialitico con un solo prodotto (Dharma) e per di più ancora privo di sperimentazione completa?
2. Come giustifica il fatto che l'Assessore alla sanità, Luca Zeni, abbia espresso parere favorevole per un progetto privo di riscontri oggettivi?
3. Chi ha proposto la sperimentazione e con quali criteri è stata individuata l’Azienda EasyDial?
4. Il dispositivo usato per la sperimentazione era stato preventivamente testato e collaudato per l’utilizzo in emodialisi su persone?
5. La sperimentazione ha avuto l’avvallo del Comitato etico dell’Ospedale?
6. I dispositivi sono stati acquistati dall’Apss e, in tal caso, chi li ha richiesti e quanto ammonta la spesa sostenuta?
7. La spesa per gli operatori sanitari inviati per un training a Los Angeles da chi è stata avvallata e sostenuta e, qualora fosse stata a carico dell’Apss, a quanto ammonta il costo complessivo?
8. Dove sono finiti i dispositivi (Dharma) rimasti per un certo periodo presso l’Unità Complessa di Nefrologia e Dialisi?
9. Quali e quanti sono i stati i finanziamenti elargiti della Provincia o di società partecipate all'azienda EasyDial per l'avvio della produzione/sperimentazione?
10. Ad oggi la Provincia ha provveduto ad avviare contatti con quello che rimane dell’Azienda EasyDial per agevolare il recupero dei crediti
(oltre un milione di euro, con oltre sei ditte artigiane interessate) per i lavori eseguiti nel capannone che avrebbe dovuto ospitare la produzione?


Cons. Claudio Cia

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