Quando ci accorgiamo degli altri?

Quando ci accorgiamo degli altri?

Di sequito pubblichiamo il primo testo che Mariavittoria Keller (Viky), blogger e autrice di testi molto apprezzati nel contesto di eventi letterari organizzati periodicamente a Trento (vedi qui il prossimo evento), ha voluto per questo Blog.

Un testo che intende stimolare il pensiero e incoraggiare lo scambio di opinioni, nel quale Viky intende intervenire attivamente, su argomenti che, di volta in volta, riguarderanno il quotidiano di ciascuno, senza preclusioni di sorta verso chicchessia voglia contribuire con il proprio pensiero. Preziosissimo in quanto originale e unico, ma soprattutto personale. Perchè? Ma perchè gli altri siamo noi!

Quando ci accorgiamo degli altri?

Il momento è preciso come lo stacco da un trampolino altissimo. Ci sentiamo mancare, protesi in una direzione poco congeniale. Precaria. Perché finché viviamo tutto dall’interno, ci possiamo ingannare. Costruiamo ponti che poi non attraversiamo e ci consoliamo nell’idea che lo faremo domani. Come se a muoversi dovesse essere sempre qualcosa al di fuori di noi.

Gli altri sono ovunque: provengono da sentieri diversi, disorientati, confusi nel tuo stesso modo o come non puoi nemmeno immaginare.

Sembra si aspettino qualcosa e se non li ascolti si mettono a urlare.

Graffiano senza criterio, giocano con le tue cose e non riordinano quando hanno finito. Spesso se ne vanno sbattendo la porta e ti lasciano sacchetti di rabbia e vuoti a perdere. Insegnano, occupano, oppure distruggono. E lasciano vistose tracce del loro passaggio. Come turisti incivili in mezzo al bosco.

L’istinto è quello di scappare, rinchiudersi nella torre più alta della propria fortezza e non permettere più alcuna visita.

Ciò garantisce una rapida trasformazione in cariatide, ma non toglie di mezzo gli altri.

Hanno un posto specifico all’interno della nostra coscienza, solo che sembra troppo difficile dar loro ascolto.

Se proviamo per un attimo a ignorare il nostro IO despota, però, succede un incanto.

Indossi le loro scarpe, più strette e a volte più belle delle tue, ma comunque consumate diversamente. E in quel brevissimo tratto di strada ci spogliamo dei giudizi, dei preconcetti, delle idee inamovibili della nostra esistenza, permettendo agli altri di arrivarci dentro, in quella fragile interiorità che nascondiamo quasi sempre.

E impariamo che la ricchezza è nel contatto. Un po’ più vicini, anche solo con il pensiero.

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