La soppressione del C(u)nel

La soppressione del C(u)nel

Siamo un famiglia numerosa, di quelle che a suo tempo aveva scritto in Vaticano lamentandosi della famosa battuta di papa Francesco sui conigli.

Trentatre persone, tra nonni, bisnonni, genitori, figli, e nipoti. Tutti insieme in un albergo in periferia acquistato e ristrutturato all’uopo dieci anni fa con mutuo secolare presso il Monte dei Paschi di Siena. C’eravamo offesi per la battuta sui conigli anche perché in occasione della nascita del sesto genito di mio nipote Germano avevamo acquistato un coniglietto nano, di pura razza Italicum Rabbit, che avevamo chiamato Emilio, e tenuto fino a poco tempo fa come un componente della famiglia, festeggiando anche i compleanni con tanto di torta di carote e spremuta di fragole.

Emilio era così simpatico e coccolone che si è ritrovato, affibiatogli da mia nipote Giulietta, quando ancora non aveva piena padronanza dell’espressione dialettale, il soprannome di Cnel. Cnel mangiava, e mangiava, rosicchiava, e rosicchiava, cresceva, e cresceva, fino a non entrare più nella pur ampia gabbia dove lo tenevamo, nella Hall dell’albergo. Come genitori ci siamo preoccupati subito ravvisando l’imminente necessità di sopprimere Emilio. Sapevamo di quanto questa ferale decisione avrebbe scosso la tranquilla convivenza del nostro albergo, e turbato l’intera famiglia.

A mia moglie venne la geniale idea di indire un referendum interno alla comunità per decidere il dafarsi. Una notte insonne partori dalle nostre menti il testo del quesito referendario, molto delicato e attento agli aspetti psicologici della questione. Scrivemmo su 33 schede azzurre (Emilio non avrebbe votato) il seguente testo:

«Sei d’accordo se per il prossimo fine settimana organizziamo una bella mangiata in famiglia, con nonno Geremia che cucina la polenta Valsugana, e zia Matilde che ci prepara il suo sughetto alle more selvatiche, accompagnato da coniglio su scorza di larice, annaffiato da un buon prosecco di Valdobbiadene? Nel caso di vittoria dei sì, ci vedremmo a malincuore costretti a sopprimere Emilio, detto Cnel».

Per incoraggiare questo non facile passo, decidemmo inopinatamente anche di prestampare una bella croce rossa sul “sì”. Il giorno delle elezioni, preceduta da una campagna referendaria molto divertente durante la quale venimmo a sapere anche che “Cnel” è la sigla che indica Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), un organo di rilievo costituzionale, previsto dall'articolo 99 della Costituzione, istituito con legge n. 33 del 5 gennaio 1957, il quale legifera di economica e di sociale. Una sorta di organo consultivo del Governo, delle Camere e delle Regioni, con diritto all'iniziativa legislativa, limitatamente alle materie di propria competenza.

Nonostante tutto, non ci crederete ma, vinse il “no”, ed Emilio è ancora qui con noi. Mi sa però che a Natale ce lo mangiamo comunque.

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