Il matrimonio è morto! Viva il matrimonio!

Il matrimonio è morto! Viva il matrimonio!

A leggere quanto scrive Maria Novella De Luca su Repubblica.it del 7 luglio 2016 sembra che la data di morte del matrionio religioso sia ormai certa, cioè «nel 2031, i matrimoni benedetti dal prete saranno azzerati», almeno in Italia.

Un libretto di un amico psicoterapeutaGiuseppe Raspadori, avvisava già qualche anno fa che a cominciare da Trento il matrimonio, non solo religioso, era in via d'estinzione. Nella presentazione scrive «Tutto quel che si poteva dire contro il matrimonio è vero ed è stato detto. Ora basta, non più: a Trento, il matrimonio è un rito in via di estinzione. Dobbiamo sapere guardare oltre, perché un grande cambiamento è in corso. Lo stiamo vivendo, siamo noi i protagonisti, ed è il più importante dei cambiamenti: riguarda il modo di relazionarsi degli uomini e delle donne: pulsioni, amori, relazioni affettive, matrimonio, famiglia».

Un grande cambiamento, una rivoluzione che vede protagonisti tutti noi, al quale però sembra che nessuno voglia dar credito. La morte di un'istituzione che sembra lasciare indifferenti tutti, a cominciare dai più giovani. Non c'è più religione, verrebbe da dire. Quando un'Istituzione diviene inutile, quando non garantisce più nulla, neppure la felicità della famiglia, figuriamoci l'amore, allora è giusto che muoia. Segno che siamo, o ci sentiamo, liberi di modificare o eludere a piacimento anche i convincimenti più profondi, come sono le credenze religiose.

«Una credenza è l'opera del nostro spirito; - scrive Fustel de Coulanges (1830-1899) ne “La città antica” - ma noi non siamo liberi di modificarla a piacer nostro! Essa è una nostra creazione: ma noi non lo sappiamo; è umana, e la crediamo un dio; è l'effetto della nostra potenza ed è più forte di noi; è in noi; non ci abbandona mai; ci parla in tutti i momenti. Se essa ci dice di obbedire, obbediamo; se ci indica dei doveri, ci sottomettiamo. L'uomo può dominare, è vero, la natura, ma è soggetto al proprio pensiero». Questa funzione di consacrazione e leggittimazione delle istituzioni che Fustel aveva individuato indagando le credenze religiose, sembra essere venuta meno in una manciata di lustri a questa parte.

Ma per recuperare almeno un senso di utilità del matrimonio occorrerebbe, a mio avviso, rifarsi alla distinzione agostiniana tra “uti” e “frui”. «Su tutte le cose di cui si serve la transitura necessità...». Se il matrimonio è divenuto inutile è perché lo si considera nella categoria dell'”Uti”, e cioè di un uso delle cose che nasce dalla necessità, necessità destinata secondo logica a sparire. Usare vuol dire amare una cosa come mezzo, e quindi non per se stessa, ma in ordine al fine e nella misura che conduce a quello; godere (fruire; Frui) significa, invece, amare una cosa per se stessa, come il termine in cui il cuore si riposi, come il fine. Secondo Sant Agostino, «la legge suprema dell'ordine vuole che si usi delle cose di cui si deve usare e si goda delle cose di cui si deve godere: il contrario è perversione e peccato».

Se il matrimonio riguarda solo il sostentamento del corpo, la formazione della mente o l'organizzazione sociale, deve essere stimato per quel che è. Le cose invece di cui possiamo e dobbiamo godere sono quelle eterne, cioè Dio e coloro che insieme a noi possono essere partecipi di Dio: il prossimo. Ma del prossimo possiamo goderne a condizione che lo amiamo in Dio e che in esso amiamo Dio, a somiglianza di ciò che avviene nella città celeste, che èsecondo la celebre definizione agostiniana, «la società ordinatissima e concordissima di coloro che godono di Dio e godono l'uno dell'altro in Dio».

Ideale più sublime, più umano, più pieno non ci poteva presentare: vi brilla la carità in tutte le sue forme, la carità una e molteplice, contemplante e operante, che abbraccia Dio, noi stessi, gli uomini, gli Angeli. Considerare il proprio compagno come il proprio prossimo da amare in Dio e grazie a lui/lei amare Dio è l'unico modo, secondo Agostino, di goderne per l'eternità, dove, dice Gesù, «non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo». Il recupero di questa prospettiva o, se vogliamo, l'accoglimento di questa “rivelazione” potrà far sì che si celebrino matrimoni religiosi anche dopo il 2031.

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